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Nasce la raccolta fondi per proteggere le creature marine del Santuario Pelagos

È stata da poco lanciata un’iniziativa a supporto dell’Istituto di ricerca Tethys – che si occupa  della salvaguardia dei grandi vertebrati marini nel Mediterraneo – da Siram Veolia, gruppo di riferimento nel percorso di trasformazione ecologica di enti pubblici e privati, con un progetto a favore della biodiversità. Obiettivo della raccolta fondi sarà quello di finanziare alcune spedizioni invernali per raccogliere i dati sui cetacei del Santuario Pelagos, un’area protetta che comprende mar Ligure, di Corsica e Tirreno. Donare è possibile collegandosi al sito: https://whalesanddolphins.tethys.org/it/dona/con-siram-veolia-per-proteggere-i-piccoli-di-capodoglio/

Qual è lo scopo della raccolta fondi 

La raccolta fondi, nello specifico, permetterà ai ricercatori dell’Istituto Tethys, impegnati da più di 35 anni nella ricerca sui cetacei, di sorvegliare sistematicamente la zona durante tutto il corso dell’anno e di monitorare in particolare i capodogli; si pensa che oltre ai maschi che frequentano la zona con regolarità in estate, potrebbero essere presenti, in inverno i gruppi familiari di femmine con piccoli. Questo è particolarmente importante perché si tratta di una delle specie oggi sempre più spesso a rischio di collisione con cargo e navi veloci, cosa che vale a maggior ragione per gli animali neonati e giovani che restano più tempo in superficie. 

 

L’impegno di Siram Veolia

La raccolta fondi promossa da Siram Veolia, a consolidamento dell’impegno dell’azienda a favore della sostenibilità e della biodiversità, coinvolgerà anche le risorse e i collaboratori interni al Gruppo, nel ruolo di ‘ambasciatori’ del progetto.  

“L’obiettivo dell’iniziativa è di contribuire alla protezione dei cetacei del Mediterraneo, come testimonianza dell’impegno dell’azienda in attività di sensibilizzazione sui temi della biodiversità e in linea con la ragione d’essere del gruppo Veolia, valorizzando la cultura della sostenibilità ambientale e creando opportunità di conoscenza e visibilità su questo ambito per un futuro più sostenibile e attento all’impatto dell’uomo”, ha dichiarato Emanuela Trentin, Amministratore Delegato Siram Veolia. 

“Le diverse specie di cetacei presenti nel Santuario Pelagos vivono in un’area caratterizzata da elevati livelli di pressione antropica, che ne minacciano la sopravvivenza. Le attività di ricerca sono il principale strumento per ottenere informazioni cruciali per la loro conservazione, senza le quali non saremmo in grado di tutelare questi splendidi animali”, ha dichiarato Sabina Airoldi, responsabile delle ricerche condotte dall’Istituto Tethys nelle acque del Santuario.  

Quando inizia la collaborazione tra Siram Veolia e Tethys

La collaborazione di Siram Veolia con Tethys nasce a seguito delle riprese del docufilm “What are you looking for?”, il progetto audiovisivo di sensibilizzazione sui temi della biodiversità e della salvaguardia degli ecosistemi lanciato dall’azienda a fine 2021. Le riprese del documentario hanno seguito i capodogli nelle loro attività all’interno del Santuario Pelagos, la più vasta area protetta del Mar Mediterrano, istituita proprio sulla spinta di una prima proposta dell’Istituto Tethys nel 1991 per assicurare la conservazione dei mammiferi marini. 

Protagonisti dell’ultima campagna sulla qualità dell’aria di Siram Veolia sono state infatti proprio le grandi creature che popolano il mare Mediterraneo, animali possenti e nobili e allo stesso tempo fragili, da rispettare e da proteggere. Scelti  a emblema per il prezioso ruolo che svolgono per l’intero ecosistema e soprattutto nel ciclo ossigeno-CO2, questi mammiferi contribuiscono alla riduzione dell’anidride carbonica fertilizzando la componente vegetale del mare e, quando muoiono, i loro corpi “sequestrano” in fondo all’oceano, per lunghi periodi, una grande quantità di carbonio, generando di conseguenza un impatto positivo sulla qualità dell’aria che respiriamo, sull’equilibrio dell’atmosfera e di conseguenza del pianeta. 

Aderisci alla raccolta fondi su: https://whalesanddolphins.tethys.org/it/dona/con-siram-veolia-per-proteggere-i-piccoli-di-capodoglio/

 

 

Allarme siccità: con il Po in secca, a rischio fino al 50% della produzione agricola

Con il fiume Po in secca, è ufficialmente crisi idrica, come non si vedeva da 70 anni. La situazione è drammatica: senza acqua, è a rischio fino al 50% della produzione agricola e zootecnica del Bacino padano, tra i più importanti d’Italia, ma l’emergenza coinvolge anche famiglie e industrie dell’area, con l’ipotesi di razionamenti, compreso il comparto turistico, ora in piena stagione balneare. Per Cia-Agricoltori Italiani, tutto il Paese è a un punto di non ritorno e serve un intervento rapido per realizzare una vera rete di nuovi invasi e laghetti, diffusi sul territorio, per l’accumulo e lo stoccaggio di acqua in caso di siccità.

Del resto -sottolinea Cia- il problema riguarda tutta Italia, dove sta mancando la pioggia da settimane e non è prevista nei prossimi giorni, le temperature toccano anche 4 gradi sopra la media stagionale e le scorte idriche sono a zero.

Il fiume Po, arrivato anche a -8,08, desta chiaramente le preoccupazioni maggiori e che arrivano fino alla Pianura di Ferrara con il Bacino più importante d’Italia da 600 milioni di metri cubi nel 2021, vitali per un intero ecosistema e non solo per l’agricoltura, che qui è rappresentata da più di 6 mila aziende per 170 mila ettari di terreno.

Con danni complessivi destinati a superare un miliardo di euro, se non pioverà neanche sulle Alpi -aggiunge Cia- si può già dire addio al pomodoro tardivo così come a molte orticole, la cui coltivazione, vista la mancanza di acqua necessaria per irrigare, non può neanche essere avviata. Per meloni e cocomeri si prevede, invece, una riduzione tra il 30% e il 40% che arriva al 50% per il mais e la soia, produzioni il cui mercato è già ampiamente sotto stress per via della guerra in Ucraina.

Nell’immediato -chiarisce Cia- di fronte a questa severa siccità, non c’è soluzione se non la collaborazione di tutti. Gli agricoltori potrebbero dover fare i turni d’irrigazione e i cittadini accettare di non avere acqua di notte. Questo al Nord come al Sud, stando ai livelli bassi di fiumi come il Palantone, il Sesia e i Bacini dal Parma al Trebbia, il Tevere e l’Arno, l’Ombrone e il Garigliano, ma anche agli invasi di Basilicata, Puglia, Sardegna.

“Enti e istituzioni, con le organizzazioni agricole, devono necessariamente sedersi a un tavolo per valutare strategie concrete di contenimento -spiega il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini-. Bisogna pensare a una bacinizzazione del Po, come avviene nel Nord Europa, in Belgio. Abbiamo perso almeno 20 anni e ora intervenire è solo questione di buon senso, a garanzia della sicurezza alimentare, ma anche delle filiere produttive, della biodiversità e del paesaggio, e soprattutto dei cittadini. Non è un’emergenza solo dell’agricoltura. L’acqua è una risorsa strategica e il Pnrr deve fare di più -aggiunge Fini- oltre gli 800 milioni di euro previsti per gli interventi irrigui”.

Fonte: comunicato stampa