Smart cities e qualità dell’aria: quali sono le città più virtuose?

 Rome Business School, parte di Planeta Formación y Universidades creato nel 2003 da De Agostini e dal Gruppo Planeta, ha pubblicato lo studio: “Smart cities e qualità dell’aria. I centri urbani italiani tra crescita sostenibile e buone pratiche di mobilità”. A curarlo: Francesco Amendola, Program Director dello Specialized Master in Data Science e dell’Executive Master in Data Science di Rome Business School, Raffaele Gareri, Co-fondatore di TSCAI (The Smart City Association), Mattia Lolli, Responsabile Volontariato presso Legambiente Onlus e Valerio Mancini, Direttore del Centro di Ricerca di RBS. Lo studio fa luce su come la pandemia e l’attuale guerra in Ucraina, abbiano accelerato la necessità di implementare le città con soluzioni ecologiche e tecnologiche al fine di mitigare l’inquinamento atmosferico e favorire un’economia sostenibile.

Smart cities italiane: un’analisi per città

L’Italia è ancora poco green dal punto di vista della qualità dell’aria: secondo le ultime valutazioni dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA 2022) l’Italia deve ancora compiere passi concreti verso una Transizione Ecologica e Smart dei centri urbani, in particolare modo attraverso interventi effettivi sulla mobilità sostenibile e l’uso dello spazio pubblico.

I dati del report ICity Rank 2021 – Smart Cities in Italia di FPA infatti evidenziano un’Italia divisa in due: le città del nord e centro del Paese si impegnano a portare avanti la prospettiva green dell’UE che mira a rigenerare gli spazi pubblici e far fronte alla crisi climatica; le regioni del sud continuano ad avere un andamento lento nelle performance ambientali quali inquinamento atmosferico, perdite idriche, mobilità, trasporti pubblici e raccolta differenziata, ed evidenziano un netto ritardo nella trasformazione digitale. In cima alla graduatoria delle 107 città smart più avviate si trovano Firenze, Milano, Bologna e Roma. Ciò nonostante, i livelli di inquinamento dell’aria delle 102 città analizzate da Legambiente nel report Mal’Aria (2022), dimostra come nessuna al momento rientra nei parametri fissati dall’OMS. I livelli sono particolarmente preoccupanti nelle zone di Cremona e Venezia, che dovranno ridurre le concentrazioni del 79%, Milano del 74%, Roma 70%, Ferrara 69% e Bologna 66%, per rientrare nei limiti.

Il nord e centro Italia si riconfermano i territori maggiormente avanzati in progetti green. A dimostrarlo in primis la città di Milano, che nella classificata globale delle città intelligenti (IMD Smart City Index) si posiziona al 22° posto, insieme a Bologna (18°) e Roma (77°). Il capoluogo lombardo resta uno degli esempi più dinamici e proiettati verso il futuro del nostro Paese: continua la realizzazione di nuovi chilometri di piste ciclabili, il miglioramento del trasporto pubblico e del verde urbano. Quest’ultimo in particolare è fattore chiave nel contenimento dell’inquinamento atmosferico dei centri urbani: il posizionamento strategico degli alberi nelle aree urbane può raffreddare l’aria fino a 8°C, riducendo le esigenze di condizionamento dell’aria del 30%.

Spiccano tra tutte città come Bergamo e Genova, che nella graduatoria complessiva delle smart cities in Italia si posizionano rispettivamente al 4° e 15° posto, sempre più attente negli anni alla trasformazione verde e alla realizzazione di progetti innovativi volti, per esempio, alla tutela delle api.

La città metropolitana di Roma, al 4° posto a pari merito con le città di Modena e Bergamo, offre invece diverse iniziative green tramite progetti startup come per esempio Fondazione Palugica, che sfrutta le biotecnologie per la difesa del decoro urbano e la riqualifica del territorio, con interventi nelle zone più importanti della capitale come il Colosseo, Circo Massimo e l’Aventino.

La Regione Emilia-Romagna è la più virtuosa in tutta Italia nell’ambito della raccolta differenziata. Con il Piano Regionale dei Rifiuti 2022-2027, la Regione si pone l’ambizioso obiettivo di raggiungere l’80% per la raccolta differenziata ed il 66% per il riciclaggio dei rifiuti, e di ridurre il rifiuto urbano pro capite a 120kg per abitante l’anno entro il 2027, così da poter mitigare i danni delle emissioni gas serra dalle discariche, pari al 10% delle emissioni globali.

Il cittadino e le comunità al centro della rivoluzione digitale

La recente pandemia ha messo in atto una vera e propria rivoluzione digitale, dimostrando come anche le persone meno avvezze alla tecnologia possano essere positivamente stimolate da nuove forme di engagement, attraverso l’utilizzo di app, chatbot e realtà virtuali. Ciò nonostante, molti sono stati i progetti pilota e le sperimentazioni digitali adottate che non si sono trasformati in servizi ordinari per i cittadini.

Se è vero che l’indice DESI 2021 (Digital Economy and Society Index) mostra un’Italia in forte crescita che recupera posizioni e sale dal 25° posto al 20° posto nell’arco di un anno, dall’altra, alla voce “Capitale umano”, quindi competenze digitali: l’Italia ha un punteggio di 35,1 contro una media UE di 47,1 che la pone al 25° posto (è il dato peggiore per l’Italia sull’indice). Alla luce dei dati, Raffaele Gareri, tra gli autori dello studio, afferma: “Mai come in questo periodo vi è una diffusa convinzione che occorra tutti insieme convergere su un obbiettivo comune, con risposte differenziate per ciascuna comunità, ma all’interno di un programma nazionale ed europeo che veda nella trasformazione digitale dei processi della nostra vita un passaggio essenziale per ridisegnare i nuovi equilibri delle comunità ed i nuovi modelli di sviluppo per le nostre imprese.

I nuovi trend in Italia e nel mondo

Le smart cities e la trasformazione digitale nei servizi delle città sono oramai fenomeno globale. Tra i principali trend in forte crescita si trovano: l’adozione e il perfezionamento di varie forme di partenariato pubblico-privato per velocizzare la diffusione di servizi innovativi che trasformino la vita nelle comunità urbane (tra le città più virtuose ci sono Copenaghen e Amsterdam);  l’open innovation promossa da enti governativi, in Italia ad esempio il Mise sostiene lo sviluppo delle “Case dalle Tecnologie Emergenti” attraverso i progetti approvati e cofinanziati di Matera, Torino, Roma, Bari, Prato e L’Aquila per facilitare l’integrazione tra università, istituzioni, startup e player industriali; data governance e policies data-driven, in questo apripista in Italia il Comune di Trento, che per gestire al meglio il servizio di monopattini elettrici condivisi ha sviluppato una piattaforma ad hoc per raccogliere dati, gestire il servizio e pianificarne l’evoluzione.

Next Generation EU e il futuro dell’Italia

La sfida principale del Paese, dunque, rimane quella di colmare i gap ancora presenti in termini di politiche green ed efficientamento energetico, sfruttando i finanziamenti del programma Next Generation EU. È necessario pianificare al meglio il processo di riconversione ecologica dell’economia italiana affinché si raggiunga una maturità digitale nazionale, ma anche mitigare il problema combinato dello spostamento dei cittadini dalle aree rurali a quelle urbane, e dunque della mobilità sostenibile, con quello della crescita veloce della popolazione mondiale. In questo senso, si stima che la percentuale dei cittadini residenti nei grandi centri urbani potrebbe aumentare dal 55% ad un netto 68% della popolazione globale entro il 2050 (UN DESA), stressando ancora di più la necessità di un radicale ridisegno dei modelli di business. Inoltre, è chiaro che i centri urbani, responsabili del 70% delle emissioni di gas serra, debbano ridurre drasticamente i livelli attraverso dei servizi intelligenti accessibili a tutti i membri della comunità. Per Valerio Mancini, direttore del Centro di Ricerca della Rome Business School e coautore della ricerca, “chi pensa ancora a città fantastiche dove la tecnologia sarà il fine per raggiungere l’obiettivo, è fuori da ogni realtà, in quanto non ha capito che le città intelligenti sono create per la società, dove la tecnologia è semplicemente lo strumento che ci aiuterà a raggiungere i risultati sperati e affrontare le sfide future”.

Un nuovo concetto di mobilità: il Mobility-as-a-Service

La recente crisi pandemica e l’attuale guerra in Ucraina hanno avuto un impatto diretto sia in termini economici che sociali, accelerando la necessità di una responsabilità collettiva che includa una mobilità più smart e sostenibile. In parallelo, il mercato in continua crescita delle app dedicate alla mobilità green ha accentuato sempre più il bisogno di uno strumento unico, condiviso e accessibile a tutti: il MaaS (Mobility-as-a-Service). Questo, in particolare, rappresenta oggi il mercato di forza dell’Italia per attuare la Transizione Verde e Digitale, con stanziati 40 milioni di euro dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per il suo sviluppo.

È altresì vero che l’Italia dovrà continuare a lavorare di pari passo per mitigare le disuguaglianze socioeconomiche che il processo di riconversione socioeconomica rischia di acuire. Il sud è oggi in forte crescita: Napoli, scala la classifica ICity Rank 2021 di 11 posizioni conquistando il 26° grazie al miglioramento nelle app municipali e alla mobilità green dei comuni limitrofi al centro urbano; Messina sale dall’89° posto del 2020 al 62° di oggi. In sintesi, è necessario che anche i territori e le fasce sociali più distanti e vulnerabili non vengano trascurati, bensì siano il punto di partenza per il raggiungimento di una maturità digitale che renda l’Italia più efficiente e resiliente.

In tal senso, è necessario considerare lo sviluppo e l’implementazione delle città intelligenti come un processo inevitabile per rendere sostenibili le aree urbane in continuo sovraffollamento. Un recente report di MarketsandMarkets stima che il mercato globale delle smart cities raggiungerà gli 873,7 miliardi di dollari entro il 2026, con un tasso di crescita annuale composta (CAGR) del 13,8% per il periodo previsto. Questo processo transitivo deve essere direttamente correlato all’evoluzione socioeconomica e pertanto tecnologica: fortificare la responsabilità collettiva attraverso progetti sostenibili a breve e lungo termine sarà doveroso per allinearsi agli obiettivi ambiziosi che l’UE si è posta per il 2030 e per il 2050, quali alzare al 50-55% il taglio di emissioni di gas serra e definire una legge Europea per la neutralità climatica. E non solo, poiché la crescita dei servizi nella città passa soprattutto attraverso lo sviluppo delle piattaforme digitali, cresce la necessità che le comunità nazionali e locali pongano sempre maggiore attenzione alla regolamentazione: “le nuove smart cities e communities dovranno presidiare con una ferma e costante azione politica e amministrativa per orientare tutti gli altri ambiti di sviluppo e generare un impatto positivo in termini reali di inclusione, sostenibilità e qualità della vita sociale”, afferma Gareri.

Fonte: comunicato stampa

Assegnato l’Oscar Italiano del Cicloturismo 2022

La Regione Emilia Romagna vince con il Grand Tour della Valle del Savio la settima edizione dell’Oscar Italiano del Cicloturismo, il riconoscimento che ogni anno viene conferito alle “green road” delle regioni che promuovono le due ruote con servizi mirati al turismo “lento”. Il secondo premio va alla Regione Marche per Strade di Marca, mentre al terzo posto si classifica la Regione Lombardia con la Ciclabile Valchiavenna. La giuria premia anche la Provincia Autonoma di Trento, già al primo posto lo scorso anno insieme alla Calabria, con una menzione per la Green Road delle Dolomiti, mentre la menzione speciale di Legambiente è assegnata alla Regione Puglia per la Ciclovia dell’Ofanto.

La proclamazione è avvenuta a Matera in Basilicata – regione vincitrice lo scorso anno della menzione speciale di Legambiente – con una vera e propria festa nella città novella Capitale del Cicloturismo. Durante il Basilicata Bike Forum dedicato agli operatori turistici locali, è stato presentato il market watch Ecosistema della bicicletta edizione 2022, curato da Banca Ifis.

I dati di “Ecosistema della bicicletta

Tra i dati più significativi, il numero degli italiani interessati al cicloturismo che sono 8 milioni, circa il 16% della popolazione maggiorenne, in un’Italia che è il primo produttore di biciclette in Europa con oltre 3 milioni di pezzi (+7% vs il 2020), l’11% dei quali sono e-bike (+25%). Proprio la diffusione dell’e-bike – prevista nel 46% dei pacchetti turistici dedicati – spinge il cicloturismo e allarga la platea degli utenti: sono ormai  ben 4.550 gli alberghi che offrono servizi dedicati alle due ruote e circa 4.940 i  tour operator e le agenzie che hanno un’offerta dedicata al cicloturismo, circa il 38% del totale, mentre nei pacchetti di vacanza generici i giorni in media dedicati al cicloturismo sono 3,2, al costo giornaliero di € 115. Il cicloturismo ha retto meglio la crisi degli ultimi due anni e oggi il 90% degli operatori prevede un trend positivo anche per il biennio 2022-2023.  Fondamentali per lo sviluppo del cicloturismo sono i servizi: tra i  più richiesti agli operatori vi sono noleggio della bicicletta, tour di gruppo, alloggio e copertura assicurativa 

Le due ruote portano benefici al territorio: il 55% degli operatori turistici che nel biennio 2020-2021 hanno promosso il cicloturismo ha attivato collaborazioni con le aziende locali, percentuale che arriverà al 77% nei prossimi 2 anni. Per il futuro, il 67% degli operatori prevedono che la guida cicloturistica sarà il servizio a maggior crescita, a conferma della voglia di esplorare territori nuovi e non scontati.

In Italia vi sono circa 4.940 i percorsi adatti al turismo in bicicletta per complessivi 90mila km lungo tutta la penisola – un mix tra ciclopedonali, ciclovie, ciclabili (il 27% del chilometraggio a uso esclusivo) – con una maggiore concentrazione nel Nord Italia, che nel complesso rappresenta quasi la metà delle scelte di soggiorno (49%) dei turisti italiani e stranieri, oltre il 30% nel solo Nord Est.

Il cicloturismo porta con sé i concetti di sostenibilità, salute e inclusione, valorizzazione dei territori, e fa parte del trend di riscoperta della bicicletta come mezzo di una nuova mobilità, attivando un importante processo economico per il nostro Paese: il ritorno delle produzioni in Europa (+11% i produttori italiani nel solo 2021 e quasi 3 milioni all’anno la produzione europea di biciclette da reshoring).

Giunto alla settima edizione, l’Oscar italiano del cicloturismo si pone un duplice obiettivo: da una parte stimolare le amministrazioni a valorizzare i propri percorsi eccellenti, dall’altra promuovere gli investimenti nel cicloturismo come volano per una ripartenza in linea con le direttive del Green Deal europeo. Per i territori e, in particolare, i piccoli borghi, quello in bicicletta è infatti un turista ad alto valore aggiunto e a impatto sostenibile e le green road offrono la possibilità di visitare una regione contribuendo a sostenere il patrimonio locale.

La  giuria – composta da personalità di spicco nel campo del giornalismo, opinion leader, sponsor, esperti e personalità dei settori bike, ambiente e turismo – ha dovuto scegliere tra le proposte presentate da regioni, territori e province autonome, tra questi Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Puglia, Sicilia, Toscana, provincia autonoma di Trento, Veneto e, per la prima volta, la Regione Molise.

Primo posto – Emilia Romagna: Il Grand Tour Valle del Savio

Un suggestivo percorso permanente di 172 km – su asfalto, strade dismesse, argini – un itinerario “ad anello” che percorre i sei comuni dell’Unione dei Comuni Valle del Savio, lungo i territori attraversati dal fiume omonimo e attraverso l’imponente Parco delle Foreste Casentinesi, patrimonio UNESCO. il Grand Tour è ricchissimo di servizi per ciclisti e cicloturisti. tutti riuniti nel Valle Savio Bike Hub, un progetto pubblico-privato che coniuga sostenibilità e innovazione.

Secondo posto – Regione Marche: Strade di Marca

Un percorso circolare permanente di circa 113 km – su asfalto e strade a bassa percorrenza – che coinvolge ben 26 comuni e 5 vallate, la Val di Chienti, la Val Potenza, la Val del Fiastra, la Vallesina e la Val Tenna. L’itinerario tocca alcuni dei borghi più belli d’Italia e da Cingoli “Balcone delle Marche”, si snoda nel suggestivo territorio delle colline marchigiane con servizi a misura del cicloturismo.

Terzo posto – Regione Lombardia: la Ciclabile Valchiavenna

Un percorso 42 Km principalmente su asfalto che congiunge il Lago di Como alla Val Bregaglia, sul confine svizzero: parte da Colico (LC) e corre lungo il lago di Mezzola e il fiume della Mera, fino ad attraversare la città di Chiavenna, Bandiera Arancione del TCI e Cittaslow. Il tragitto è attrezzato con numerosi servizi per il cicloturista e numerosi punti di interscambio con il trasporto pubblico (treni e pullman).

Menzione speciale della Giuria – Provincia Autonoma di Trento La Green Road delle Dolomiti

Un percorso ciclopedonale di circa 58 km, quasi tutto in asfalto, tracciato in parte sul percorso della vecchia ferrovia Ora-Predazzo, con collegamento agli impianti funiviari. La ciclovia unisce, in un unico itinerario, la Val di Fiemme e la Val di Fassa, nella cornice delle maestose Dolomiti, Patrimonio Mondiale dell’Unesco. Il percorso inizia al confine con la provincia di Bolzano, in località S. Lugano e termina in località Penìa, nel comune di Canazei.

Menzione speciale Legambiente – Regione Puglia: La Ciclovia dell’Ofanto

La ciclovia si sviluppa all’interno del Parco Naturale Regionale del Fiume Ofanto, a cavallo tra le province di Foggia e BAT (Barletta Andria Trani). Comprende un percorso principale dal Vulture alla foce del fiume nell’Adriatico e una diramazione lungo l’affluente principale che collega la Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese. Un’app scaricabile riassume tutti i servizi per il cicloturismo e numerosi percorsi ad anello consentono visite tematiche.

L’edizione 2022 di Italian Green Road Award vede Banca Ifis in qualità di Partner ufficiale, Istituto per il Credito Sportivo e Legambiente quali sponsor e partner istituzionali, la partecipazione di Ferrovie dello Stato Italiane e gode del supporto della Regione Basilicata (Assessorato Ambiente APT Basilicata, Provincia di Matera e Comune di Matera) che hanno accolto con entusiasmo l’idea di ospitare l’evento conclusivo dell’Italian Green Road Award 2022, convinti che il cicloturismo sempre più contribuisca, in modo sostenibile, ad attrarre visitatori e appassionati.

La Giuria

Andrea Abodi (Istituto Credito Sportivo), Monsignor Liberio Andreatta (Comitato Permanente Ministero del Turismo), Bernabò Bocca (Federalberghi,) Peppone Calabrese (Linea Verde Rai), Antonio Dalla Venezia (FIAB-Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta), Diana de Marsanich (Natural Style), Ernesto Fürstenberg Fassio (Banca Ifis), Maria Rita Grieco (TG2), Marina Lalli (Federturismo Confindustria), Marco Mancini (Gruppo FS Italiane), Giorgio Palmucci (ENIT), Enrico Rondoni (TG5), Guido Rubino (Cyclinside), Gianluca Santilli (Osservatorio Bikeconomy), Alessandra Schepisi (Radio 24), Sebastiano Venneri (Legambiente). Presidente è Ludovica Casellati, ideatrice dell’Oscar italiano del Cicloturismo, direttore di viagginbici.com e fondatrice di Luxury Bike Hotels.

Fonte: comunicato stampa
Foto: Val di