Presentazione Dossier Contenitori senza trucco Il corretto conferimento degli imballaggi dei cosmetici e dei prodotti per l'igiene personale

Packaging cosmetici, 2 italiani su 3 non sanno come differenziarli

Due italiani su tre conferiscono nell’indifferenziato la confezione vuota dell’ombretto (77%) o del mascara (64%), che andrebbero invece nella raccolta della plastica. Il 40% dei consumatori non sa che, prima di differenziare un tubetto o un vasetto di cosmetico, è necessario eliminare eventuali residui di prodotto, gettandoli nel secco residuo (e non nel WC!). Grande confusione c’è anche su un altro prodotto usato quotidianamente per la beauty routine e l’igiene personale: l’asciugamani. Un italiano su due non sa che anche quelli logori vanno nella raccolta dei tessili. 

Sono alcuni dei dati più indicativi contenuti nel dossier Contenitori senza trucco. Il corretto conferimento degli imballaggi dei cosmetici e dei prodotti per l’igiene personale, realizzato dal team di Junker app in collaborazione col webmagazine EconomiaCircolare.com. Il report, che è stato presentato ieri alla Camera dei Deputati, ha preso avvio da un sondaggio lanciato a fine febbraio dalla popolare app Junker, che ogni giorno aiuta 3 milioni e mezzo di utenti a svolgere una raccolta differenziata più accurata. 

Il sondaggio sull’app Junker

In un mese hanno partecipato al questionario 16.000 persone, in prevalenza donne tra i 36 e i 65 anni. Nonostante si tratti di un campione di cittadini verosimilmente sensibilizzati sull’argomento e resi più consapevoli grazie alle informazioni veicolate in app, il sondaggio ha restituito una grande incertezza sulle corrette modalità di conferimento dei rifiuti prodotti in casa per la cura della bellezza. “È evidente – sottolinea la responsabile comunicazione di Junker, Noemi De Santis – che quello cosmetico è uno dei settori sui quali sono stati meno affrontati i dubbi e gli errori commessi dai cittadini, comprensibilmente confusi dalla varietà e complessità dei packaging, ostacolando una corretta raccolta differenziata e impedendo l’avvio a riciclo dei materiali. Con questo dossier abbiamo voluto dare un contributo per un’informazione più puntuale ai cittadini su un tema ancora poco esplorato e parallelamente avviare una riflessione sull’ecodesign dei packaging cosmetici”.

Differenziata di packaging cosmetici: un percorso a ostacoli

A fronte di una maggiore consapevolezza dei consumatori riguardo agli impatti ambientali dei prodotti di bellezza e alla conseguente crescita della biocosmesi, il settore cosmetico è uno di quelli a più alto rischio greenwashing in etichetta e in generale tende spesso a portare sugli scaffali packaging complessi e difficilmente differenziabili. Sono imballaggi composti da varie parti, spesso di materiali diversi, che vanno dunque conferite separatamente. 

In qualche caso, come il deodorante roll-on, si tratta di componenti che non possono essere separate manualmente e vanno dunque conferite in base al materiale prevalente (solitamente vetro). Eppure il 54% dei rispondenti al sondaggio sostiene di ostinarsi a rimuovere la sfera in plastica: un gesto non solo inutile, ma anche potenzialmente rischioso, vista la necessità di fare ricorso a forbici, cacciaviti o altri strumenti appuntiti. 

C’è poi la questione dei prodotti monouso, come dischetti struccanti e rasoi, che finiscono per aggravare il peso dei rifiuti destinati a discarica o incenerimento o, peggio, a “sporcare” le frazioni raccolte per quell’eccesso di zelo che induce molti a conferire nella differenziata degli oggetti senza avere la certezza che possano davvero essere riciclati (il cosiddetto “wishcycling”).

Conseguenze di una beauty routine sempre più elettrica

La vastità dell’offerta di prodotti per la cura della bellezza e il benessere solleva infine interrogativi sul nostro approccio al consumo. La beauty routine, un tempo affidata esclusivamente a dispositivi manuali, creme e lozioni, è ora supportata da una vasta gamma di prodotti elettrici ed elettronici (AEE) che promettono risultati migliori con meno sforzo e in minor tempo. Dai massaggiatori facciali alle lime elettriche, il catalogo è davvero infinito e, allo stesso tempo, sempre più accessibile, grazie alla disponibilità nei negozi fisici e online di prodotti a basso costocon una conseguente breve durata, che rispondono a bisogni effimeri, se non quando completamente indotti. Esaurito il capriccio momentaneo o rotto il dispositivo, magari dopo pochi utilizzi appena, rimangono i rifiuti prodotti da quelle apparecchiature elettriche ed elettroniche. 

“I RAEE – ricorda Noemi De Santis – contengono metalli preziosi e terre rare, che non possiamo permetterci di abbandonare in un cassetto o gettare nel secco residuo. Questo implica una maggiore consapevolezza e responsabilità da parte dei consumatori riguardo al loro riciclo”. Come ricorda il dossier, i RAEE possono essere conferiti nei centri di raccolta comunali o ritirati in negozio secondo le modalità dell’1-contro-1 o 1-contro-0. Il dossier consente di comprendere la panoramica del fenomeno e al contempo apprendere gli errori più frequenti e quali dovrebbero essere invece le buone pratiche da seguire. Il documento è scaricabile gratuitamente dal sito di EconomiaCircolare.com. 

isola asinara marine litter

All’Asinara ricercatori e pescatori insieme nella lotta al marine litter

Per proteggere dall’inquinamento da plastica l’isola dell’Asinara, scrigno di storia e biodiversità, ricercatori e pescatori uniscono le proprie forze e daranno vita, nei prossimi mesi, ad una strategia per il controllo costante del marine litter, causa di innumerevoli danni alla vita marina e anche fonte di impatti negativi sulla pesca e sull’economia locale.

È questo l’obiettivo primario del progetto “Creazione di una strategia per il monitoraggio del marine litter nell’Area Marina Protetta dell’isola Asinara con il coinvolgimento dei pescatori”, che l’Università di Sassari sta portando avanti in collaborazione con il Parco Nazionale dell’Asinara e Area Marina Protetta “Isola dell’Asinara”, l’Università di Ferrara, l’Università di Bucarest, Flag Nord Sardegna, Co.pe.g.a. Società Cooperativa A.r.l di Porto Torres, la cooperativa Pescatori di Stintino e la digital tech agency Innovyou.

In linea anche con gli obiettivi della legge “SalvaMare”, il progetto – avviato dal dipartimento di Scienze Umanistiche e Sociali e dal dipartimento di Agraria, finanziato dal fondo PO FEAMP 2014-2020 – punta a sviluppare sul territorio un approccio partecipativo tra pescatori, enti di ricerca, amministrazioni pubbliche, cittadini, che saranno supportati da strumenti digitali ad hoc e coinvolti in un’attività di monitoraggio, indispensabile per trovare soluzioni sostenibili al problema dei rifiuti marini.

Tra le azioni del progetto è prevista anche la costruzione di una specifica app per la segnalazione dei rifiuti a mare, disegnata in funzione dell’Isola dell’Asinara: si chiamerà Sea waste finder” e la sperimentazione condotta da un team di ricercatori e pescatori partirà in occasione della Giornata del Mare, l’11 aprile. Le informazioni raccolte confluiranno in una banca dati.

Il Mediterraneo è uno dei mari più contaminati dalla presenza di rifiuti plastici per cui è indispensabile collaborare tutti al fine di adottare modelli di consumo sostenibile, investire nell’innovazione e individuare pratiche efficaci di gestione del marine litter”, afferma Donatella Carboni, Dipartimento di Scienze umanistiche e sociali dell’Università di Sassari, coordinatrice del progetto.

I team di ricerca coinvolti lavoreranno su molteplici fronti: dall’esecuzione di analisi chimiche, con focus sulle plastiche, per individuare sostanze pericolose, su campioni di marine litter raccolti a mare e a terra, fino alla creazione di un protocollo di monitoraggio e smaltimento e dei rifiuti marini, con particolare attenzione ai processi di economia circolare e a criteri di analisi costi-benefici.

Accrescere la consapevolezza ambientale dei pescatori e dei cittadini residenti è un altro importante obiettivo del progetto di Sea Waste Research: saranno realizzati tavoli di consultazione per presentare e discutere i risultati intermedi e finali e un congresso conclusivo. La collaborazione tra pescatori, studenti e cittadini è preziosa nella lotta al marine litter e per preservare i delicati sistemi ambientali marini, come l’Isola dell’Asinara, non bisogna mai abbassare la guardia.

Fonte: comunicato stampa Università di Sassari