Torna il Corso di giornalismo ambientale e culturale di Sapereambiente

Riportiamo le informazioni del corso di Giornalismo ambientale della Scuola di Ecologia (le ulteriori informazioni sul corso andranno chieste a loro)

Un percorso formativo completo di 44 ore suddivise fra Lectio magistralis, testimonianze e cinque esercitazioni di scrittura con revisione personalizzata.

Più una prova conclusiva che ti permetterà di ottenere un attestato con lettera di referenza comprovante le competenze acquisite. Per partecipare da protagonisti, attraverso le narrazioni, alla transizione verso modelli di convivenza sostenibili.

INIZIO MARTEDì 8 FEBBRAIO, QUOTA DI ADESIONE SCONTATA ENTRO IL 23 GENNAIO

Quella ambientale è innanzitutto una sfida sulla condivisione della conoscenza, sulla formazione delle persone verso una riconversione autentica alla sostenibilità. Favorire la crescita di giornalisti e comunicatori capaci di partecipare a questo processo con competenza e creatività ci sembra fondamentale. Intorno a questa  sfida si configura per di più una nuova identità del giornalismo, adeguata alle sfide del nostro tempo e caratterizzata dall’avvento di media complessi che richiedono un approccio professionale innovativo.

Per raccontare questo mondo in cambiamento occorrono gli strumenti che ti vogliamo offrire con il nostro corso.

Cosa imparerai

Durante il Corso di giornalismo ambientale e culturale promosso da Sapereambiente apprenderai le basi relative alle principali problematiche della sostenibilità, sperimenterai attraverso delle esercitazioni le tecniche di scrittura e maturerai un tuo stile giornalistico, imparerai a riconoscere le fonti più affidabili e a trattare le notizie, scoprirai come si lavora in un ufficio stampa e come si comunica un evento culturale. Utilizzerai nel concreto i sistemi professionali per pubblicare contenuti editoriali sul web e conversare con il pubblico. Soprattutto acquisirai un metodo per esercitare delle narrazioni professionali, deontologicamente affidabili, utili al cambiamento verso la sostenibilità.

A chi è rivolto

Se vuoi farti portavoce delle tematiche ambientali e culturali, allinearti agli standard professionali più innovativi, proporti nel mondo del giornalismo e della comunicazione, questo corso è adatto a te. Si richiedono solo tanta passione per la narrazione e per i temi che affronteremo, le esercitazioni saranno personalizzate proporzionalmente ai requisiti di base. 

Cosa prevede il corso

  • n. 6 Lectio magistralis con importanti giornalisti ambientali e culturali del panorama italiano che potrai conoscere e con i quali potrai interagire
  • n. 5 esercitazioni di scrittura giornalistica con revisione individuale degli elaborati da parte dei nostri tutor (max 6 persone per ogni gruppo)
  • n. 4 testimonianze su linguaggi ed esperienze esemplari in campo ambientale e culturale
  • n. 1 prova d’esame conclusiva su compito di realtà 
  • n. 1 coordinatore generale del corso per risolvere ogni problematica di carattere formativo e organizzativo
  • Dispense didattiche relative ai diversi argomenti
  • Accesso alle videolezioni dell’edizione 2021
  • Lezioni disponibili anche on-demand per chi dovesse perdere un incontro
  • Attestato di frequenza (per chi garantisce la partecipazione ad almeno il 75% delle ore di formazione) con indicazione dei risultati conseguiti dopo la verifica finale.
  • Possibilità di pubblicare gli elaborati prodotti durante il corso su Sapereambiente
  • Possibilità di collaborare, al termine del corso, in forma retribuita con Sapereambiente
  • Campus conclusivo in presenza, con quota di iscrizione aggiuntiva a copertura delle spese, in sede da definire (coerentemente con le misure e i provvedimenti di prevenzione anti-Covid)

Il programma

  • Struttura del racconto e modello generale del senso
  • Modalità di attacco e caratteristiche del testo giornalistico
  • Tipi di contenuto 
  • Titolazione, produzione dei microcontenuti e metadati
  • Ricerca fotografica, confezionamento e pubblicazione
  • Posizionamento del contenuto on-line, distribuzione e gestione del feedback
  • Storia e specificità del giornalismo ambientale
  • Storia e specificità del giornalismo culturale
  • Le fonti del giornalismo ambientale
  • Metodologia dell’inchiesta socio-ambientale
  • Divulgazione scientifica fra editoria e informazione
  • Giornalismo civico e data journalism
  • Conversazione sociale fra social media e instant messaging
  • L’ufficio stampa per la cultura e l’ambiente

Al programma si aggiungono gli eventi della Scuola di ecologia come da calendario (www.scuoladiecologia.it) che permetteranno di attraversare le diverse tematiche della sostenibilità.

Direzione del corso

Marco Fratoddi, giornalista, direttore di Sapereambiente 

Coordinamento

Ginevra Amadio, giornalista culturale, coordinatrice della Scuola di ecologia

Tutor laboratorio di scrittura

Lilly Cacace, giornalista ed educatrice, collaboratrice di Sapereambiente

Stefania Chinzari, giornalista, collaboratrice di Sapereambiente

Valentina Gentile, giornalista, caporedattrice di Sapereambiente

Roberta Sapio, giornalista, redattrice Sapereambiente

I docenti

Maria Emilia Bonaccorso, Responsabile area sanitaria dell’agenzia Ansa

Gaetano Capizzi, Critico cinematografico e organizzatore di eventi culturali

Marianna Corte, Ufficio stampa, Bonnepresse

Francesco Erbani, Giornalista culturale, già redattore di Repubblica

Alessandro Farruggia, Giornalista ambientale, quotidiano La Nazione

Marco Gisotti, Giornalista e comunicatore ambientale

Gaia Grassi, Ufficio stampa, Bonnepresse

Domenico Iannacone, Giornalista e autore Rai

Letizia Palmisano, Giornalista e social media strategist

Matteo Parlato, Giornalista RaiNews24

Giorgio Zanchini, Giornalista di Radio Rai e direttore del Festival del giornalismo culturale

Ai docenti sopra elencati si aggiungeranno testimonianze e incontri con portatori d’esperienza in diversi campi della sostenibilità e della cultura.

Per continuare a leggere vai su https://www.scuoladiecologia.it/corso-di-giornalismo-ambientale-e-culturale-edizione-2022/ 

La legge sui Parchi compie trent’anni

Le aree naturali protette  svolgono un ruolo fondamentale per la tutela della biodiversità ma, allo stesso tempo, sono anche laboratori di sviluppo sostenibile e, alla luce del Green Deal e del PNRR possono svolgere un ruolo ancora più importante per un futuro Green e sostenibile. La legge quadro sui parchi (394/1991), a trent’anni dal suo varo, è ancora valida nel suo impianto pur necessitando qualche aggiornamento per essere al passo con i tempi.

Se ne è  discusso oggi  nell’ incontro “Trenta anni di parchi, futuro d’Italia futuro d’Europa” promosso da Ministero della Transizione Ecologica, in collaborazione con Federparchi, che si è svolto presso l’Hotel Nazionale in piazza Montecitorio martedì 14 dicembre e che è fruibile  sui  canali social del MiTE e di Federparchi. 

I parchi  naturali sono  territori di eccellenze naturalistiche, scrigni di biodiversità e bellezza, habitat preziosi per le specie animali e vegetali; presidi avanzati nel contrasto ai mutamenti climatici e laboratori di sviluppo sostenibile. La pandemia, inoltre,  ci ha mostrato il valore aggiunto che il contatto con la natura ha sulla salute fisica e mentale delle persone. In questa prospettiva le aree naturali protette assumo un  ruolo ancora più determinante nel processo di transizione ecologica,  ormai  strada obbligata per una economia a misura d’uomo. Un percorso deciso ed avviato a livello europeo e definito nella cornice del New Green Deal e del Next Generation UE, declinato in Italia con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che deve vedere i territori  protagonisti e soggetti attivi di una prospettiva all’insegna della sostenibilità.

“Il 6 dicembre abbiamo celebrato il trentesimo anniversario della promulgazione della legge Quadro sulle Aree Protette, la 394/91, il primo strumento normativo a dettare principi fondamentali per l’istituzione e la gestione delle aree protette in Italia. – afferma la sottosegretaria  al MiTE Ilaria Fontana –  I Parchi italiani cosi come le Aree marine protette rappresentano una commistione perfetta tra conservazione degli ecosistemi e strumenti di studio e di sviluppo economico, sociale e culturale. Dei veri e propri laboratori in cui sperimentare buone pratiche in un ottica di sviluppo sostenibile e promozione di un benessere equo e integrale.”

Trenta anni fa, nel dicembre  del 1991, fu varata la legge 394 che  definiva e regolamentava  gli enti parco, dando una spinta fondamentale a quello che  diverrà  il “sistema italiano delle aree naturali protette”.  Un sistema la cui missione primaria è la conservazione della natura coniugata, come già indicato nella legge  grazie ad una visione lungimirante, a processi di sviluppo sostenibile oggi ancora più importanti alla luce delle sfide del futuro per il nostro Paese e per l’Europa.

“Possiamo affermare che, a trenta anni dal suo varo,  la legge 394 del 1991 è ancora valida nel suo impianto per quanto riguarda la tutela della biodiversità. –  Come tutte le norme, tuttavia, – ha dichiarato il presidente Federparchi Giampiero Sammuri – ha bisogno di aggiornamenti. Il più importante riguarda i parchi regionali che dovrebbero essere 

parte  integrante del sistema, magari utilizzando il piano triennale già previsto dalla legge. Altri interventi andrebbero fatti per migliorare la governance (penso, ad esempio, ai meccanismi di nomina di presidenti, consigli e direttori) e rendere efficaci gli strumenti di gestione e programmazione che a volte, come per i piani-parco e quelli di sviluppo, si sovrappongono tra loro. Serve una spinta per l’innovazione non solo tecnologica ma anche gestionale degli enti parco, a maggior ragione a fronte dell’obiettivo ambizioso che ci pone l’Unione Europea di raggiungere al 2030 il 30% di territorio protetto”.

Fonte: comunicato stampa
Foto: Federparchi