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Crisi idrica: le azioni strategiche in agricoltura che non si possono più rimandare

Cia-Agricoltori Italiani, in occasione della Giornata mondiale dell’acqua, rinnova il suo appello a mettere l’allarme siccità in cima alle priorità dell’agenda politica globale e il Governo italiano a fare presto per risolvere l’emergenza.

Ogni giorno, in Italia, consumiamo circa 241 litri di acqua a persona e ne sprechiamo più di 150 litri, mentre nel mondo più di mille bambini, sotto i cinque anni, muoiono a causa di malattie legate ai servizi idrici. Nel frattempo, la siccità sta mettendo in ginocchi tutto il Mediterraneo, trovando gran parte dell’Africa con la maggiore insicurezza idrica e l’Italia in una posizione di rischio forte 3, su scala da 0 a 5, per carenza di acqua piovana e di riserve negli invasi.

Entro il 2030 la domanda di acqua dolce supererà del 40% la disponibilità e Cia fa proprio il messaggio lanciato quest’anno per il World Water Day Accelerare il cambiamento per risolvere la crisi idrica e igienico-sanitaria”, tornando a proporre il suo cambio di passo a trazione agricola.

Per Cia, infatti, la crisi idrica richiede risposte rapide, organiche ed efficienti. Occorre, quindi, una pianificazione di lungo periodo che metta a sistema azioni strategiche come: sbloccare e favorire il riutilizzo a uso agricolo delle acque reflue depurate; realizzare serbatoi artificiali ad uso multifunzionale, per la capitalizzazione dell’acqua (in eccesso/di riuso/di pioggia); avviare una rete di piccoli laghetti e invasi, “smart” sotto il profilo tecnologico e amministrativo, diffusi su tutto il territorio.

Inoltre, serve avviare urgentemente la sperimentazione in pieno campo delle nuove tecniche di miglioramento genetico (New Breeding Techniques – NBT) per colture più resistenti a calamità naturali ed eventi estremi, oltre a dare al Paese una legge nazionale contro il consumo di suolo, visto che le aree perse, dal 2012 a oggi, avrebbero garantito l’infiltrazione di 360 milioni di metri cubi di pioggia.

Intanto, la primavera è arrivata, per l’agricoltura si avvicina la stagione dei raccolti e, stime Cia, si prevede già un grande deficit nei campi con crolli produttivi dal 10% fino al 30%, per colture importanti come mais e riso. Pesa il 45% di neve in meno sulle Alpi e il Po a secco, una dispersione idrica arrivata al 40% e invasi che non trattengono più dell’11% di acqua piovana. Senza contare la spesa a carico degli agricoltori per mantenere comunque irrigate le colture.

“Dalla riunione odierna della Cabina di Regia per la crisi idrica, ci aspettiamo adesso solo vero pragmatismo -commenta il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini- sia rispetto all’individuazione del Commissario straordinario che riguardo al preannunciato provvedimento normativo con deroghe e semplificazioni. Bisogna fare quadrato sulle priorità e ragionando già sugli inevitabili razionamenti. Quella dei cambiamenti climatici -conclude Fini- è una sfida comune a tutto il Mediterraneo e globale. Per questo i Paesi devono dotarsi di un’agenda condivisa di valori e politiche. Fa bene il presidente della Repubblica Mattarella a ricordarcelo”.

Fonte: comunicato stampa Cia-Agricoltori Italiani

La crisi economica spinge il mercato dell’usato (e la rivendita online)

I consumatori sono sempre più attenti alla sostenibilità al momento dei loro acquisti. Come evidenzia il rapporto “Online Shipping Scenario 2023” di Packlink, quasi 4 acquirenti su 5 apprezzano le opzioni di consegna ecologiche quando ordinano online, sale ben all’83% la percentuale degli italiani attenti all’ambiente insieme ai Francesi (87%).

Cresce il consumo di prodotti di seconda mano e i mercati di rivendita online

Il rivenditore sta rispondendo alla crescente richiesta dei consumatori che cercano opzioni economiche e sostenibili per l’acquisto di beni. Il rapporto di Packlink ha rilevato che il 26% dei consumatori prevede di acquistare beni di seconda mano con maggiore frequenza quest’anno. Un acquirente su quattro prevede di utilizzare più spesso i mercati di rivendita online. Questo modello rappresenta un risparmio per i consumatori, che possono acquistare beni a un prezzo inferiore. Il modello buyback and resell/Ri-acquistare e rivendere viene utilizzato in diversi settori, tra cui abbigliamento, tecnologia e arredamento.

Il cambiamento delle abitudini di acquisto dei consumatori

L’acquisto di prodotti di seconda mano sta diventando sempre più popolare e viene influenzato dal comportamento dei consumatori. Secondo uno studio, sono stati individuati quattro diversi profili di acquirenti: quelli che acquistano per necessità, quelli che dilazionano gli acquisti, quelli che cercano offerte e i spendaccioni.

Tra questi, il 39% degli acquirenti per necessità prevede di aumentare gli acquisti di articoli usati, mentre la percentuale sale al 40% per i dilazionatori e scende al 34% per coloro che cercano il prezzo più conveniente in questo periodo di crisi economica. L’atteggiamento dei consumatori nei confronti del “second hand” sta cambiando.

Se un tempo veniva stigmatizzato e associato alle vendite in garage, oggi sta diventando sempre più di moda. Le piattaforme di rivendita offrono un’opzione conveniente per gli acquirenti con problemi di liquidità e soddisfano il desiderio dei consumatori di ridurre l’impatto sull’ambiente, in quanto sempre più consapevoli dei problemi di sovraconsumo. Questo trend sta alimentando la crescita di mercati online come eBay e Vinted, oltre a creare una nuova categoria di servizi di economia circolare progettati per aiutare i consumatori ad acquistare, riciclare e riutilizzare i loro beni. L’acquisto di prodotti di seconda mano non solo rappresenta un’opzione conveniente, ma anche una scelta ecologica che contribuisce a ridurre il nostro impatto ambientale.

L’inflazione favorisce la transizione verso un’economica circolare

Secondo uno studio, l’80% degli italiani prevede di cambiare le proprie abitudini di consumo per far fronte all’aumento dei costi. Ecco perché l’inflazione potrebbe accelerare ulteriormente la transizione verso un’economia circolare.

L’economia circolare è un modello di sviluppo economico che mira a ridurre gli sprechi e a promuovere la riutilizzazione dei prodotti, riducendo l’impatto ambientale. Questo modello si basa su principi come la riduzione, il riutilizzo, il riciclo e il riparare, ed è in grado di creare valore economico, sociale e ambientale.

Ma i vantaggi dell’adesione all’economia circolare non riguardano solo i consumatori, ma anche i venditori. Infatti, le aziende possono trarre vantaggio dalla maggiore popolarità dei beni usati, grazie alla rivendita. Per le aziende, la rivendita non è solo un fattore di fatturato, ma una strategia di acquisizione e fidelizzazione dei clienti.

Con le finanze sempre più limitate dei consumatori, la rivendita offre una valida alternativa all’acquisto di nuovi prodotti. Le opzioni di riciclo, noleggio, riutilizzo e rivendita offrono agli acquirenti la possibilità di procurarsi ciò di cui hanno bisogno, salvaguardando al contempo il portafogli e il pianeta.

La transizione verso un’economia circolare offre numerosi vantaggi sia per i consumatori che per le aziende. Ad esempio, riduce la dipendenza da materie prime, promuove l’innovazione e la creatività, riduce i costi di produzione e migliora la reputazione aziendale. Inoltre, l’economia circolare crea nuove opportunità di lavoro e promuove lo sviluppo sostenibile.

L’adesione all’economia circolare offre una valida soluzione per far fronte a questa situazione, offrendo numerosi vantaggi sia per i consumatori che per le aziende. La transizione verso un’economia circolare può essere l’inizio di una nuova era di sviluppo sostenibile e prosperità per tutti.

Fonte e foto: comunicato stampa Packlink/Credit photo: Pexels