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Dall’Intelligenza artificiale per l’apprendimento adattivo all’home schooling: 5 trend 2023 dell’edutech

Nel corso degli ultimi due anni la pandemia e, di conseguenza, la necessità di trovare soluzioni per la formazione a distanza ha aumentato l’interesse da parte di aziende, istituzioni e governi per il settore dell’edutech avviando un processo che, in futuro, metterà la tecnologia sempre più al centro dell’esperienza educativa. La previsione arriva da aulab, la prima Coding Factory italiana, che identifica i principali trend dell’edutech per il 2023: dalla didattica “ibrida”, che unisce modalità in live  streaming e studio individuale, all’utilizzo dei dati per monitorare l’apprendimento e strutturare la formazione in base alla preparazione dello studente.

Blended learning: il giusto mix tra distanza, presenza e attesa

Si stima che tra le principali cause del tasso di abbandono dei corsi di e-learning ci sia la “solitudine” di chi li frequenta e la mancanza di un elemento di interazione con il docente o con i compagni di corso. Per questo, già da anni, aulab sperimenta l’integrazione tra didattica live streaming e studio individuale in modalità asincrona: è dimostrato, infatti, che sentirsi “attesi” dal docente e dai compagni sia uno stimolo a continuare l’apprendimento autonomamente. Secondo aulab, nel corso del 2023 proseguirà il trend del blended learning, formazione che mescola docenze live, apprendimento collaborativo e mentorship in live streaming in cui insegnanti e studenti possono discutere e confrontarsi. Si tratta di elementi fondamentali per consolidare la comprensione degli argomenti tecnici e delle nozioni basilari e per creare una relazione tra docenti e alunni.

Sfruttare i dati per il digital assessment

Nei prossimi anni si svilupperanno sempre di più sistemi in grado di consentire al docente, attraverso i dati, una valutazione automatica dell’apprendimento: si tratta, per esempio, di strumenti che suggeriscono esercizi da svolgere in prossimità di un passaggio della lezione che risulta particolarmente ostico o che sono in grado di ottenere informazioni in merito ai contenuti sui quali la classe sta avendo difficoltà, osservando per quanto tempo gli studenti vi si soffermano o quando chiedono assistenza. Allo stesso modo si può monitorare il digital assessment, l’esperienza della persona che sta seguendo la formazione: i dati forniscono informazioni su quali e quante lezioni segue, se ha difficoltà a fruire dei materiali, in che modo interagisce con gli altri studenti. In questo modo è possibile non solo valutare l’apprendimento, ma anche capire se dall’altra parte dello schermo c’è interesse e modulare il percorso sulle necessità del singolo studente.

Intelligenza Artificiale per l’adaptive learning

Tra i trend dell’edutech per il 2023 c’è l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale per l’adaptive learning, ossia per sviluppare percorsi di apprendimento in cui i singoli moduli formativi sono proposti allo studente in una sequenza non prestabilita che si adatta in base agli esercizi da lui precedentemente svolti. A partire dal percorso di apprendimento progettato, l’Intelligenza Artificiale valuta le competenze dello studente e può decidere di fargli saltare alcune lezioni se ritiene tali conoscenze già apprese. Scopo dell’adaptive learning è misurare il comportamento dello studente e proporgli materiali didattici (sequenze di video o articoli da leggere) in linea con i suoi interessi, in modo simile a quanto avviene con l’algoritmo delle piattaforme di streaming televisivo e con le playlist musicali. Inoltre l’AI permette di fare correlazioni tra studenti, proponendo a profili simili esperienze didattiche affini. Tutto questo consente una fruizione più rapida del contenuto, per accorciare i tempi dell’apprendimento.

L’imperativo dell’imparare come imparare

Per quanto la tecnologia possa efficientare l’apprendimento, studenti, docenti e progettisti dell’esperienza educativa sono tenuti a sapere che imparare necessita di tempo e che questo varia a seconda dell’individuo. Per chi fa formazione la priorità è conoscere le modalità e i meccanismi che la mente umana utilizza per apprendere, ossia imparare come imparare. Nell’ambito delle neuroscienze esistono numerosi studi che indagano il funzionamento del cervello suddividendo l’apprendimento tra modalità focalizzata, attiva mentre si sta leggendo un testo, e modalità diffusa, che scatta durante il sonno o quando si svolge un’azione meccanica come fare la doccia o andare a correre: allo studente occorre tempo per dedicarsi a entrambe, utilizzando la prima per acquisire informazioni e la seconda per processarle.

Dall’home schooling al portare l’education in tutto il mondo

I trend dell’edutech determineranno il futuro della formazione, sviluppando ulteriori tendenze in questo settore. Da un lato, molte famiglie che hanno sperimentato l’home schooling durante la pandemia saranno nei prossimi anni sempre più interessate ad applicare le opportunità offerte dai dati e dall’AI allo studio da casa. Dall’altro, l’automatizzazione offre un supporto concreto per portare la formazione anche nelle zone del mondo in cui non sono disponibili docenti in presenza: già oggi, grazie alla tecnologia, è possibile  seguire il webinar di un docente di Harvard da un villaggio africano. La sfida per il futuro è potenziare sempre più la parte interattiva, non per sostituire l’insegnamento in presenza ma per offrire opportunità a chi, altrimenti, non le avrebbe.

“Il mondo dell’edutech, nei prossimi anni, si servirà di strumenti innovativi non solo per veicolare la formazione ma anche per elaborare contenuti allo scopo di rendere l’apprendimento multimediale e personalizzato”, spiega Giancarlo Valente, Agile Coach e CTO di aulab. “Le opportunità della tecnologia per il mondo della formazione a distanza sono molteplici, ma l’obiettivo è sempre consegnare allo studente la migliore esperienza di apprendimento possibile da cui partire per avviare la propria carriera”.

 

Fonte: comunicato stampa

scuola dad pixabay didattica a distanza

L’insegnamento nell’era del digitale: sfide e previsioni per il futuro, tra realtà aumentata e benessere di studenti e docenti

Insegnamento e digitale sono ormai un binomio imprescindibile, complici anche gli ultimi due anni, che hanno visto protagonista la didattica a distanza. Ma come sta cambiando il mondo della scuola? Quali saranno le sfide e le opportunità del prossimo futuro? Che ruolo avrà la tecnologia nell’apprendimento e nell’insegnamento?

A rispondere a queste domande è Cambridge University Press & Assessment, il nuovo brand nato dall’unione di Cambridge Assessment, l’Ente certificatore della lingua inglese, e la casa editrice Cambridge University Press, risponde a queste domande con una panoramica dedicata al sempre più solido legame tra scuola e digitale.

Una scuola sempre più digital

Secondo i dati raccolti attraverso l’Italian Teachers Survey, il sondaggio condotto da Cambridge University Press & Assessment e che ha coinvolto docenti delle scuole italiane statali di primo e secondo grado*, il 79% degli insegnanti ritiene che il digitale sia ormai diventato uno strumento indispensabile per l’attività didattica e sia quindi pronto a mantenere il suo posto all’interno delle aule. Non si ignorano però le problematiche riscontrate nell’ultimo biennio, in primis il digital divide, la prima sfida da affrontare e da vincere per un insegnamento digitale più inclusivo.

Realtà virtuale e realtà aumentata al servizio dell’apprendimento

Da una parte la realtà aumentata (AR), che permette agli utenti di unire percezioni reali ed elementi digitali, dall’altra la realtà virtuale (VR), che immerge invece in una simulazione interamente digital. Entrambe, come spiegato dagli esperti di Cambridge University Press & Assessment nel podcast dedicato all’interno della serie Teachers Talk Tech e disponibile sulle principali piattaforme di streaming, possono rivelarsi utili strumenti per l’apprendimento linguistico: soprattutto se applicate all’espansione lessicale o ai libri illustrati, possono portare a una migliore memorizzazione dei vocaboli e delle storie.

L’insegnamento che sfrutta, grazie a AR e VR, la multimodality e che si avvale di audio e supporti visivi per stimolare l’apprendimento si rivela un modello vincente sia tra gli studenti più giovani che tra quelli universitari, aumentandone anche la motivazione e il coinvolgimento. Basti pensare agli esperimenti della University of Victoria in Canada o della University of South Australia, dove sono stati implementati progetti basati sulla AR applicata direttamente al campus universitario per stimolare l’apprendimento della lingua francese e inglese tramite un approccio immersivo.

Il fenomeno della gamification

Con l’espansione del digitale all’interno delle aule italiane si è assistito anche al fenomeno della gamification, ossia l’utilizzo di giochi e piattaforme ludiche come strumenti per l’apprendimento. Il trend, che prenderà sempre più piede all’interno delle scuole, è considerato dal 56% dei docenti coinvolti nell’Italian Teachers Survey una delle novità didattiche del prossimo futuro, ma anche una preziosa opportunità per risolvere due delle principali difficoltà incontrate durante lo scorso anno scolastico: da una parte il riuscire a mantenere motivati gli studenti (44%), dall’altra l’individuare gli stimoli più adatti alla classe (39%).

Il benessere digitale nell’insegnamento linguistico

Tra gli obiettivi e le sfide del prossimo futuro c’è anche il raggiungimento del benessere digitale, ossia l’uso consapevole e attento della tecnologia sfruttando al meglio le sue potenzialità. Obiettivo finale, in classe, è sviluppare connessioni positive tra studenti e insegnanti e, allo stesso tempo, evitare i potenziali danni correlati all’utilizzo dei dispositivi e delle piattaforme, distrazione e iperconnessione in primis. Per approfondire il tema, gli esperti di Cambridge University Press & Assessment hanno condiviso alcuni consigli e riflessioni in un episodio del podcast Teachers Talk Tech.

Insegnanti e competenze digitali

Secondo la ricerca Italian Teachers Survey, svolta annualmente da Cambridge University Press & Assessment, negli ultimi due anni il 56% degli insegnanti ha dovuto approfondire le proprie competenze digitali applicate alla didattica, sia dal punto di vista tecnologico che pedagogico. Oggi, con la diffusione capillare delle nuove tecnologie all’interno delle aule, queste competenze stanno alla base del benessere degli studenti, oltre che degli stessi docenti e sono quindi fondamentali per un’esperienza didattica positiva. Nella puntata dedicata del podcast Teachers Talk Tech gli esperti suggeriscono alcune buone pratiche per sviluppare e rinnovare il proprio metodo d’insegnamento nell’era dell’hybrid learning, integrando il digitale in modo fruttuoso e preparandosi così al meglio per il prossimo futuro.

Fonte: comunicato stampa