Settore legale e sostenibilità: le specializzazioni “green” di avvocati e consulenti aumentano le opportunità di lavoro

Negli ultimi anni, il settore legale nell’ambito dell’energia ha subito importanti cambiamenti e ha assistito all’emergere di nuove figure professionali sia in azienda sia negli studi legali. Questi sviluppi sono stati alimentati dalla crescente complessità normativa e dalle dinamiche in evoluzione del mercato energetico. 

“Il settore legale nell’ambito dell’energia – spiega Aurora Santese, manager divisione Finance & Legal di Hunters, brand di Hunters Group (società di ricerca e selezione di personale altamente qualificato) – è stato influenzato da una serie di fattori, tra cui la transizione verso fonti energetiche più pulite e sostenibili, la liberalizzazione dei mercati energetici e l’aumento delle normative ambientali. Questi cambiamenti hanno reso indispensabile la presenza di avvocati specializzati in energia e risorse naturali, capaci di affrontare le sfide legali e regolamentari specifiche di questo settore in continua evoluzione. Le aziende energetiche e gli studi legali hanno dovuto adattarsi a questa nuova realtà, fornendo consulenze altamente specializzate per navigare tra le complesse norme ambientali, le procedure di autorizzazione, la contrattualistica energetica e le questioni di proprietà intellettuale. E, come accade sempre, questo trend ha avuto impatti positivi anche sulle opportunità di lavoro che, dalle nostre analisi, sono cresciute del 30% nell’ultimo anno”. 

Le nuove figure professionali in azienda

Avvocato specializzato in energia e risorse naturali

È responsabile di fornire consulenza legale e assistenza nelle questioni relative all’energia, alle fonti rinnovabili, all’efficienza energetica, alle autorizzazioni e alle normative ambientali. L’avvocato specializzato in energia lavora a stretto contatto con le diverse unità aziendali, fornendo supporto legale per l’elaborazione di contratti, la gestione dei rischi e la conformità normativa.

Consulente legale per l’energia

Si occupa di fornire consulenza strategica alle aziende in materia di politiche energetiche, pianificazione aziendale, modelli di business, acquisizioni e fusioni nel settore energetico, nonché nella gestione delle controversie e nella risoluzione dei conflitti.

Esperto in diritto delle energie rinnovabili

Con l’aumento dell’uso delle fonti energetiche rinnovabili, la figura dell’esperto in diritto delle energie rinnovabili è diventata essenziale. Questo professionista si occupa di questioni legali specifiche legate alle energie rinnovabili, come la negoziazione di contratti di fornitura, l’accesso alla rete o della gestione dei finanziamenti. 

Le nuove figure professionali negli studi legali

Avvocato consulente in materia di energia

Gli studi legali stanno reclutando avvocati esperti in materia di energia per fornire consulenza specializzata a diverse aziende del settore energetico per la gestione delle questioni legali, la conformità normativa o la negoziazione di contratti.

Avvocato litigante nel settore dell’energia

Con l’aumento delle controversie legali nel settore energetico, gli studi stanno sviluppando una pratica dedicata alla gestione delle dispute e dei contenziosi nell’ambito dell’energia. Gli avvocati litiganti specializzati in energia si occupano di rappresentare i clienti in tribunale e di negoziare accordi transattivi.

Esperto in diritto dell’energia sostenibile

A causa dell’attenzione crescente verso l’energia sostenibile e l’aumento della necessità di promuovere una transizione verso fonti energetiche più pulite, gli studi legali stanno sviluppando competenze specifiche nel diritto dell’energia sostenibile. Questi professionisti forniscono consulenza legale su questioni come politiche energetiche, finanziamenti sostenibili, incentivi governativi o legislazione ambientale.

Fonte: comunicato stampa

In Italia l’economia circolare e i green jobs rappresentano la strada del futuro

In Italia l’economia circolare e i green jobs rappresentano la strada del futuro. Ne è convinta la gran parte dei cittadini sempre più informata sul tema, attenta alle questioni ambientali e convinta che l’Italia debba procedere e accelerare in questa direzione. Nel 2023 cresce, infatti, sia la quota dei conoscitori dell’economia circolare che arriva al 45% (segnando un incremento del +5% rispetto a cinque anni fa); sia il numero dei cittadini – ben il 60% – secondo i quali i “green jobs” aumenteranno in futuro (+12% rispetto al 2022). È fondamentale però una maggiore consapevolezza della leadership italiana nel settore visto che il 43% dei cittadini non sa e non ritiene credibile che l’Italia abbia la percentuale più alta in Europa sul riciclo dei rifiuti. Idee chiare e grande consapevolezza invece sulla crisi climatica: il 63% dei cittadini ritiene i disastri (siccità, alluvioni e trombe d’aria, etc.) la prima conseguenza dei cambiamenti climatici che generano a cascata conseguenze economiche per gli individui (aumento del costo dei prodotti alimentari e della vita più in generale). Le azioni di protesta come imbrattare monumenti e opere d’arte sono ritenute necessarie e comprensibili dal 20% degli intervistati, mentre sono bocciate dal 49%, che le considera gesti irresponsabili e incomprensibili.  

A tracciare questo quadro è la X edizione dell’Ecoforum 2023, la conferenza nazionale sull’economia circolare organizzata dal 4 al 6 luglio a Roma da Legambiente, La Nuova Ecologia e Kyoto Club con il patrocinio del Ministero della Transizione Ecologica e della Regione Lazio, e che si è aperta con la presentazione del sondaggio Ipsos “L’Italia e l’economia circolare”. Economia circolare, green jobs, crisi climatica e ambiente i quattro temi al centro della ricerca realizzata a cura di CONOU, Legambiente, Editoriale Nuova Ecologia e che rappresentano i pilastri su cui il Paese deve lavorare attraverso politiche più lungimiranti e interventi concreti.  

In particolare, l’Italia deve accelerare il passo sull’economia circolare, superando i tanti ostacoli burocratici e tecnologici che ancora frenano lo sviluppo di questo nuovo modello di sviluppo economico. Al tempo stesso deve colmare anche i gravi ritardi sulla qualità della raccolta differenziata, a partire da quella dell’organico. Ad oggi solo in un impianto su quattro lo scarto della frazione organica è inferiore al 2,5%, quantità massima ottimale per ottenere compost di qualità in uscita dagli impianti. Nell’organico raccolto ancora ci sono percentuali significative di materiali non compostabili (MNC) che compromettono la qualità e sono un problema per chi gestisce gli impianti. Stando ai dati elaborati da Legambiente attraverso un’indagine diretta e mirata agli impianti di trattamento della frazione organica, sacchetti di plastica non compostabile (4,2%), seguiti da “plastica in film, imballaggi in plastica e altra plastica” (2,2%), sono i materiali più trovati. Le modalità di raccolta incidono molto sulla qualità: con la raccolta differenziata mista (stradale + porta a porta) la percentuale di scarti è del 15%, mentre con le raccolte domiciliari la percentuale di materiali estranei diminuisce al 3,4%. 

Le 5 priorità per il MASE

Riciclo e sviluppo delle filiere dell’economia circolare, su questo si basano le 5 priorità che Legambiente e Kyoto Club indirizzano al Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin presente alla prima giornata dell’Ecoforum: 

  1. Implementare la capacità impiantistica di riciclo e riuso, a partire dalle filiere più urgenti, quali l’organico, colmando il divario tra nord e centro sud del Paese e fermando il turismo dei rifiuti verso le regioni più infrastrutturate, perseguendo la strategia “Rifiuti zero, impianti mille”.  
  2. Applicare il principio “chi inquina paga” per disincentivare lo smaltimento in discarica e favorire la prevenzione e il riciclo dei rifiuti.  
  3. Attivare politiche industriali strutturate a supporto delle imprese che già investono o che vogliono investire in questa direzione.  
  4. Supportare dal livello centrale gli enti locali destinatari dei finanziamenti del Piano Nazionale Ripresa e Resilienza.  
  5. Costruire una filiera nazionale di approvvigionamento delle materie prime critiche per evitare di alimentare future dipendenze da paesi esteri, dando massima priorità all’economia circolare dai RAEE.  

Sondaggio Ipsos, focus materiali riciclabili

Tra gli altri dati, per i cittadini la plastica, gli olii esausti ed i RAEE sono i materiali ritenuti più pericolosi per l’ambiente, in particolare la plastica dura. I materiali riconosciuti come più facilmente rigenerabili sono quelli percepiti come meno pericolosi per l’ambiente: il vetro e la carta. Per quel che riguarda l’olio minerale esausto, quasi metà del campione sa che viene raccolto (+2% dal 2022). Una volta informati i cittadini che non ne sono a conoscenza che l’olio minerale esausto raccolto può essere completamente rigenerato e riutilizzato, quasi 1 italiano su 2 vede in questa pratica un supporto all’indipendenza energetica del Paese. 

Italia indietro sulla qualità della raccolta differenziata, a partire da quella dell’organico. I dat

La FORSU (La Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano) rappresentata il 39% dei rifiuti differenziati (7,4 milioni di tonnellate nel 2021) e viene raccolta in maniera differenziata nel 96% dei comuni italiani. Secondo i dati forniti da Ispra e rielaborati da Legambiente, nel 2021 sono stati trattati 8,3 milioni di tonnellate di materiale di materiale organico e di queste ben il 17% (1,4 milioni di tonnellate) è risultato essere un materiale di scarto. Negli impianti, nell’11% dei casi è arrivato materiale con una percentuale di scarto superiore al 50%, nel 57% gli scarti hanno rappresentato tra il 5 e il 50%. Solo in un impianto su quattro lo scarto della frazione organica è stato inferiore al 2,5%, quantità massima ottimale che permette di ottenere compost di qualità in uscita dagli impianti.