Green jobs. Come transizione ecologica e intelligenza artificiale stanno cambiando il lavoro” scritto da Tessa Gelisio e Marco Gisotti (Edizioni Ambiente)

Giornata Mondiale dell’Ambiente 2026: il volume “Green Jobs” come bussola per governare la twin transition tra crisi climatica e intelligenza artificiale

Green Factor è ufficio stampa di Marco Gisotti per il lancio del libro “Green Jobs. Come transizione ecologica e intelligenza artificiale stanno cambiando il lavoro”

La transizione ecologica non è un costo, ma la più grande opportunità di sviluppo e occupazione del nostro secolo. È questo il messaggio chiave del nuovo libro di Tessa Gelisio e Marco GisottiGREEN JOBS. Come transizione ecologica e intelligenza artificiale stanno cambiando il lavoro” (Edizioni Ambiente). Un’analisi che diventa fondamentale in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente 2026, dedicata quest’anno proprio alle azioni urgenti per il clima e alle soluzioni basate sulla natura. Il libro spiega come la lotta alla crisi climatica e la tutela degli ecosistemi siano diventate il vero baricentro strategico ed economico su cui investire e creare occupazione.

I numeri di “Green jobs”: un mercato trainante frenato dal “green talent gap”

 L’analisi contenuta nel saggio fotografa un’Italia spaccata in due: un’economia verde che accelera, ma un mercato del lavoro che non riesce a tenere il passo. Si tratta del “green talent gap”, un’emergenza a cui dare risposta per non frenare quella che oggi è un’opportunità di sviluppo sostenibile per il Paese.

Le competenze richieste: servono specialisti ed “e-skill mix”. Entro il 2029, il mercato richiederà circa 920.000 nuovi professionisti pronti a gestire le tecnologie sostenibili. Ma la vera chiave d’accesso al mercato del lavoro sarà l’”e-skill mix”: la combinazione tra competenze tecnologiche avanzate e l’attitudine al risparmio energetico che diventerà un requisito fondamentale per oltre 2,2 milioni di lavoratori.

La finestra del ricambio generazionale: il fabbisogno complessivo di lavoratori tra il 2025 e il 2029, secondo i dati previsionali del Sistema Excelsior di Unioncamere analizzati nel libro, si attesta tra i 3,3 e i 3,7 milioni di unitàUn’onda spinta dall’invecchiamento demografico, che vedrà oltre 3 milioni di occupati lasciare il lavoro attivo, creando una finestra importantissima per i nuovi ingressi.

La crisi del reperimento: il mismatch tocca picchi drammatici. Attualmente, quasi una risorsa su due (il 50%) risulta però introvabile per le aziende; in settori ad alta specializzazione come meccatronica, robotica e risparmio energetico questa frizione tocca picchi del 97%, superando stabilmente il 60% nel comparto edilizio e delle costruzioni.

Il potenziale a rischio. Il paradosso finale emerge quando si confronta ciò che siamo con ciò che dobbiamo diventare. Da un lato, l’Italia è già oggi un’eccellenza europea nell’economia circolare, con un tasso di utilizzo dei materiali quasi doppio rispetto alla media UE (21%) e una crescita costante dei green jobs (+4,3% nel 2024). Dall’altro, gli scenari al 2050 ci impongono una trasformazione radicale: raddoppiare la quota di energia elettrica pulita fino a farla diventare la spina dorsale del sistema. Ma questi due fronti, l’eccellenza presente e la svolta futura, sono legati da un unico filo conduttore: le persone. Senza i talenti giusti, rischiamo non solo di perdere la nostra leadership attuale, ma anche di fallire la transizione energetica, lasciando che un futuro virtuoso resti solo un progetto sulla carta.

L’impatto reale della transizione: cosa significa oggi la sostenibilità?

Le risposte dei Green Jobs 5.0

L’urgenza di colmare il “green talent gap” diventa ancora più chiara quando si comprende la reale portata della trasformazione in atto. Gelisio e Gisotti spiegano infatti come la sostenibilità abbia smesso da tempo di essere un’etichetta per diventare il motore stesso della competitività per le imprese, della stabilità per i lavoratori e della sicurezza per gli Stati. Il libro, infatti, delinea con precisione cosa rappresenta oggi la sostenibilità per i principali attori sociali ed economici.

Per le imprese: competitività economica e capacità di attrarre investimenti. La riduzione sistematica degli impatti ambientali e l’investimento circolare si traducono oggi in un abbattimento reale dei costi di produzione. Sul piano globale, banche, investitori e istituti di credito valutano sempre più severamente il rischio ESG complessivo: per le aziende, l’allineamento sostenibile diventa così la chiave d’accesso fondamentale per attrarre capitali ed evitare l’esclusione dalle catene di fornitura internazionali.

Per i lavoratori: occupazione e stabilità sociale. Nel mezzo di una rivoluzione tecnologica dominata dall’automazione e dall’ingresso massiccio dell’intelligenza artificiale, le competenze green associate alle soft skill (come la flessibilità, indicata nel 95,5% dei casi aziendali, e il problem solving all’83,3%) costituiscono il solo scudo efficace contro l’obsolescenza professionale. Scegliere e formarsi nei green jobs garantisce ai lavoratori una collocazione in attività orientate al lungo periodo, riducendo drasticamente la fragilità individuale di fronte ai futuri shock di mercato.

Per i territori: resilienza e stabilità sociale. La tutela e la gestione attiva delle risorse naturali – come le foreste, che alimentano un turismo outdoor da 74 milioni di presenze in Italia – e la pianificazione di smart city flessibili ridefiniscono lo spazio pubblico. La sostenibilità permette di convertire i territori da fattori di estrema vulnerabilità climatica a infrastrutture di adattamento e mitigazione capaci di proteggere la salute delle comunità locali.

Per le filiere: innovazione e autonomia industriale. L’adozione strutturale dell’ecodesign sposta il fulcro della circolarità dall’impianto di trattamento dei rifiuti direttamente ai laboratori di progettazione. Innovare i processi industriali in chiave multimateriale e applicare criteri di durabilità e disassemblaggio (dal legno-arredo al tessile post-consumo) consente alle filiere produttive di rigenerare le materie prime seconde dal fine vita del prodotto, azzerando le inefficienze storiche dell’economia lineare.

Per gli Stati: sicurezza energetica e autonomia industriale. Raggiungere gli obiettivi nazionali ed europei di decarbonizzazione profonda (come la copertura del 63% della richiesta elettrica da fonti rinnovabili entro il 2030 fissata dal PNIEC) rappresenta una priorità di politica industriale e geopolitica. Ridurre la dipendenza sistemica dall’importazione di combustibili fossili significa blindare la stabilità macroeconomica degli Stati, disinnescando la vulnerabilità derivante dalle tensioni geopolitiche internazionali.

“Nel nostro libro “Green Jobs” – spiegano Gelisio e Gisotti – abbiamo messo in evidenza come la transizione ecologica e la rivoluzione digitale stiano procedendo di pari passo, ridisegnando i confini di ogni singola professione tradizionale e definendone di nuove. Di fronte alla fame di competenze e alla velocità dei mercati globali, la mappa della green e digital economy traccia il perimetro della sopravvivenza industriale degli Stati e delle imprese. Chi resta indietro perde competitività. Il nostro è un saggio non solo per capire il contesto futuro ma soprattutto per dare indicazioni concrete a chi cerca la sua strada professionale da oggi ai prossimi cinque anni”.

Green jobs. Come transizione ecologica e intelligenza artificiale stanno cambiando il lavoro” scritto da Tessa Gelisio e Marco Gisotti (Edizioni Ambiente)

Primo Maggio: la grande trasformazione del lavoro parla di AI e sostenibilità

Nel giorno in cui si celebra il lavoro, una doppia rivoluzione sta ridisegnando il mercato italiano: l’intelligenza artificiale, che riduce il valore delle mansioni ripetitive, e la transizione ecologica e digitale, che richiede nuove competenze in tutti i settori.

Il cambiamento più profondo però non riguarda solo le professioni che nasceranno o quelle destinate a ridursi, ma il fatto che moltissimi lavori già esistenti stiano cambiando volto e valore economico.

L’analisi è contenuta nel libro Green jobs. Come transizione ecologica e intelligenza artificiale stanno cambiando il lavoro” scritto da Tessa Gelisio e Marco Gisotti (Edizioni Ambiente), in tutte le librerie dal 24 aprile. Il volume non solo aggiorna radicalmente le edizioni precedenti (questa è la quarta, la prima risale al 2009) ma, analizzando i dati del Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere, riscrive completamente la mappa del mercato del lavoro presente e futuro con nuovi contenuti e riflessioni che accompagnano il lettore alla scoperta dei green jobs: dalle professioni che scompaiono a quelle che cambiano, fino a quelle che nasceranno.

Nei prossimi anni, si legge nel volume, il fabbisogno complessivo di lavoratori in Italia è stimato tra 3,3 e 3,7 milioni di unità: una quota crescente di queste opportunità riguarderà però professioni già esistenti che richiedono nuove capacità tecniche, digitali e ambientali.

La vera emergenza oggi non è solo trovare lavoro, ma capire quali lavori stanno già cambiando mentre continuiamo a immaginarli come dieci anni fa”, osservano gli autori.

I lavori più esposti non sono solo quelli operai, ma anche quelli d’ufficio

Contrariamente alla percezione comune, tra le attività oggi più vulnerabili all’IA ci sono soprattutto le mansioni standardizzabili, sia manuali sia cognitive. L’intelligenza artificiale non elimina automaticamente intere professioni, ma interviene sulle parti più ripetitive dei lavori, riducendo il valore delle attività facilmente automatizzabili e, in molti casi, il numero di persone necessarie a svolgerle. Le figure più esposte includono:

  • addetti all’immissione dati
  • segreteria esecutiva tradizionale
  • contabilità standardizzata
  • customer service ripetitivo
  • traduzioni standard
  • attività amministrative a basso valore aggiunto

La sostenibilità non crea solo nuovi lavori: aggiorna quelli che esistono già

La maggior parte delle professioni toccate dalla sostenibilità non è nuova: cambia il modo di svolgerle. Le competenze “green”, quindi, diventano trasversali e coinvolgono settori molto diversi, ben oltre le professioni tradizionalmente associate all’ambiente

Oggi, per esempio:

  • muratori lavorano sempre più con isolamento avanzato, materiali performanti e criteri energetici
  • gli elettricisti integrano fotovoltaico, accumulo, domotica e reti intelligenti
  • tecnici agricoli usano sensoristica, droni, dati e automazione
  • cuochi e professionisti della ristorazione entrano nella logica di riduzione degli sprechi, gestione efficiente delle risorse e nuove filiere
  • manutentori operano su impianti sempre più digitalizzati
  • conduttori di mezzi pesanti e logistica sono chiamato a lavorare sull’ottimizzazione dei percorsi, riduzione dei consumi ed evoluzione delle flotte
  • tecnici della salute, sempre più coinvolti nella gestione sostenibile di dispositivi, materiali e rifiuti sanitari complessi

Sono esempi che mostrano come la sostenibilità non stia creando un mercato separato, ma sia entrata silenziosamente dentro il lavoro quotidiano.

La sostenibilità non aggiunge semplicemente nuovi lavori: cambia il modo di fare quasi tutti quelli che conosciamo già” proseguono Tessa Gelisio e Marco Gisotti

Mentre tutti parlano di IA, tornano decisivi i mestieri tecnici manuali ad alta evoluzione

Mentre il dibattito pubblico si concentra sull’IA, il mercato cerca disperatamente professioni concrete e ad alta evoluzione tecnica. Tra le figure più richieste e considerate “introvabili”:

  • installatori fotovoltaici
  • elettricisti evoluti
  • tecnici dell’efficienza energetica
  • operatori specializzati nei cantieri
  • specialisti del riciclo
  • tecnici ambientali
  • professionisti ESG
  • data analyst ambientali

A questi si aggiungono elettricisti nelle costruzioni civili, tecnici di cantiere, ingegneri energetici e specialisti della gestione ambientale.

Il lavoro del futuro non sarà solo digitale: sarà fatto di competenze ibride, tecniche, ambientali e capacità di adattamento. Già oggi quattro quinti di tutte le professionalità ricercate sul mercato del lavoro richiedono competenze verdi e digitali. Il rischio è continuare a discutere di lavoro guardando nello specchietto retrovisore, mentre il mercato ha già cambiato direzione.” concludono gli autori.