Nuovi tour virtuali dei Musei Civici di Roma

Sono veri e propri viaggi virtuali i tour online che ci fanno passeggiare con la mente tra le sale dei Musei Civici di Roma. Realtà aumentata, innovazione e contenuti multimediali fanno scoprire e vivere un’esperienza immersa nella bellezza del patrimonio museale tutta digital, andando oltre i confini spaziali del computer e dello smartphone.

Le nuove potenzialità tecnologiche e gli innovativi contenuti multimediali sono stati resi più intuitivi e sono stati aggiornati e ampliati rispetto alla versione precedente, grazie ad un progetto promosso da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, prodotto da Zètema Progetto Cultura con la direzione scientifica della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e realizzato da Skylab Studios.

I benefici dei tour virtuali

In questo periodo segnato dalla pandemia globale i Tour Virtuali costituiscono una risorsa preziosa per consentire la fruizione museale a distanza. Ma al di là del momento storico offrono l’occasione, unica nel suo genere, di una visita a distanza inedita e altamente immersiva del patrimonio museale.

Con oltre 300 sale e migliaia di opere, sono 8 i musei civici che offrono gratuitamente un percorso virtuale a tutto schermo e arricchito da immagini, video, audio e testi informativi.

Ai Musei Capitolini, Museo dell’Ara Pacis, Museo Napoleonico, Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali e Casino Nobile di Villa Torlonia, si aggiungono altre tre sedi museali: Centrale Montemartini, Museo di Roma e Museo delle Mura. I nuovi Tour Virtuali sono disponibili sia in italiano sia in inglese.

L’innovazione dei nuovi tour virtuali

I nuovi Tour Virtuali presentano diverse novità, che ottimizzano e amplificano l’esperienza. In primo luogo il ricorso a una tecnologia più innovativa rispetto alla precedente. Questo aggiornamento rende fruibile la visita su qualsiasi tipo di device, anche da dispositivi mobili come smartphone e tablet, con ulteriori supporti come gli appositi cardboard o visori VR.

Arricchiti da molti contenuti multimediali, con fotografie a 360° navigabili mediante un’apposita plancia di comando per spostarsi virtualmente all’interno delle sale, pannelli esplicativi delle sale e delle opere, comandi per zoomare e ruotare a 360° l’immagine, mappa del percorso, gallerie fotografiche, video e altri contenuti di contesto, i nuovi tour virtuali coprono la quasi totalità dello spazio museale.

Nuove funzionalità anche nell’interfaccia di navigazione: al visitatore è proposta la sezione “da non perdere” che, contenendo un pratico elenco visuale di opere o sale selezionate, rappresenta uno strumento utile per chi non conosce il museo e lo visita per la prima volta. Così, cliccando su un’opera rappresentata (per esempio “La Lupa” per i Musei Capitolini) l’utente è trasportato virtualmente nella sala che contiene l’opera scelta. Inoltre, non c’è rischio di perdersi durante la visita: i tour sono dotati di mappe intelligenti che seguono il visitatore mentre passa da una stanza all’altra, segnalando sale o opere non ancora visualizzate.

Infine, i nuovi Tour Virtuali della Centrale Montemartini, del Museo di Roma e del Museo delle Mura offrono anche un’ulteriore novità: grazie a droni di ultima generazione, il visitatore potrà vedere sale e opere dall’alto, godendo di un ulteriore e inedita prospettiva di visita del museo e anche della città.

Fonte: comunicato stampa

Foto: Zètema Progetto Cultura

L’Università di Roma Tre recupera 17 piante ritenute estinte

Si credeva che 17 specie endemiche della flora europea fossero per sempre andate perdute, ma grazie ad uno studio appena pubblicato sono state riabilitate nel loro habitat originale.

La ricerca sulla flora dell’Università di Roma Tre

Un team internazionale di ricercatori, guidato dall’Università degli Studi Roma Tre, ha svolto un minuzioso lavoro di indagine su 36 specie di piante endemiche europee classificate come “estinte”, scoprendo che, in realtà, 17 non lo erano affatto. Di queste, tre specie sono state effettivamente riscoperte a seguito di ricerche di campo (Astragalus nitidiflorus Jiménez Mun. & Pau, Ligusticum albanicum Jávorska. e Ornithogalum visianicum Tomm. ex Vis.), per alcune sono stati ritrovati esemplari vivi, non noti, conservati presso orti botanici e banche del germoplasma europei (Armeria arcuata Welw. ex Boiss. & Reut., Hieracium hethlandie (F.Hanb.) Pugsley); altre ancora sono state riclassificate come specie diverse sulla base di nuovi dati. 

I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista Nature Plants in un articolo dal titolo Seventeen “extinct” plant species back to conservation attention in Europe 

Il team della ricerca di Roma Tre

La ricerca internazionale è stata coordinata dal prof. Thomas Abeli e dalla dr.ssa Giulia Albani Rocchetti del Dipartimento di Scienze dell’Università degli Studi Roma Tre (Italia) ed ha visto il coinvolgimento di ricercatori di un ampio network, tra istituzioni di ricerca, università, musei e orti botanici: il prof. Zoltán Barina del WWF Ungheria, il dr. Ioannis Bazos della National and Kapodistrian University of Athens, del dr. David Draper del Museo Nacional de Història Natural e da Ciência (Lisboa, Portugal) e della University of British Columbia (Vancouver, Canada), il dr. Patrick Grillas del Tour du Valat (Arles, France), il prof. José Maria Iriondo di Rey Juan Carlos University (Madrid, Spain), il dr. Emilio Laguna del Wildlife Service – CIEF (Valencia, Spain), il prof. Juan Carlos Moreno-Saiz dell’Autonomous University of Madrid e del Centre for Research on Biodiversity and Global Change (Madrid, Spain), il dr. Fabrizio Bartolucci dell’Università di Camerino (Italia). I partner hanno ulteriormente ottenuto l’importante contributo del network mondiale degli orti botanici Botanic Garden Conservation International.  

La ricerca ha richiesto un minuzioso lavoro da detective soprattutto per verificare informazioni, spesso inesatte, riportate tali e quali da una fonte all’altra, senza le opportune verifiche. Tra le 17 specie potremmo avere un caso clamoroso: il ritrovamento di una specie endemica portogheseArmeria arcuata, ritenuta estinta da decenni e forse conservata inconsapevolmente presso l’Utrecht University Botanic Gardens, su cui si stanno facendo indagini genetiche per confermarne la riscoperta. Sebbene la riabilitazione di queste specie sia senz’altro una buona notizia, non dobbiamo dimenticare che altre 19 specie sono invece perse per sempre, tra cui nove specie italiane. Importante è dunque prevenire le estinzioni; la prevenzione è certamente più fattibile delle cosiddette de-estinzioni, azioni su cui lavoro con il mio team di ricerca, ma che ad oggi rimangono puramente teoriche e con forti limiti etici e tecnologici. 

L’impatto positivo della ricerca sulla biodiversità

La ricerca evidenzia che entità ritenute estinte da molti decenni possono essere riscoperte grazie ad un continuo monitoraggio e impegno nella ricerca floristica, sostenuto da università, musei, orti botanici e banche del germoplasma: queste ultime due infrastrutture, su cui sono stati fatti ingenti investimenti negli ultimi decenni in Europa, permettono di evitare perdita definitiva di biodiversità, anche quando non ci sono più le condizioni ambientali favorevoli al mantenimento di popolazioni naturali. Il maggiore contributo alla riabilitazione delle specie è però derivato dal miglioramento delle conoscenze tassonomiche, dimostrando, come mai prima, un enorme potenziale della tassonomia nella conservazione della natura, grazie anche a tecniche sempre più avanzate (analisi morfometriche e molecolari, microscopia ed elaborazione dei dati) per indagare la variabilità delle specie. La ricerca floristica, che prevede lo studio del materiale conservato negli erbari, lo studio critico della bibliografia botanica e soprattutto le ricerche in campo, permette l’elaborazione di “inventari floristici” (checklists o flore) che si configurano come strumento imprescindibile per la conoscenza della distribuzione delle piante e la tutela della biodiversità vegetale. 

Lo studio è altamente promettente in termini di impatto sulla conservazione delle specie riabilitate. Se nulla si può fare in termini di conservazione quando una specie si estingue, aver riabilitato 17 entità della flora europea permetterà di sviluppare dei programmi di conservazione ad hoc. Inoltre, grazie a questo studio, l’Europa “recupera” biodiversità facendo un passo importante verso il raggiungimento dei target internazionali dettati dalla Convenzione per la Diversità Biologica (CBD) e dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile. 

Fonte: comunicato stampa

Foto: Università Roma Tre, Dipartimento di Scienze