Murale Elena Zecchin @ Rob de Matt_2

Presentato a Milano il murale che depura l’aria, contro lo spreco alimentare e il cambiamento climatico

Too Good To Go ha lanciato una campagna volta a sensibilizzare e far riflettere sul “vero costo del cibo”. L’attenzione su questo messaggio è quanto mai fondamentale anche in seguito a importanti campanelli d’allarme, come quello dettato quest’estate dalla pubblicazione dell’ultimo rapporto sui cambiamenti climatici da parte dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change).

Il murale amico dell’ambiente

Oltre a una campagna di comunicazione diffusa, Too Good To Go ha collaborato con Rob de Matt e con l’artista emergente Elena Zecchin per realizzare un’opera di street art grazie a una speciale pittura depurativa, un murale “amico” dell’ambiente su una superficie messa a disposizione proprio dall’associazione di promozione sociale, in via Annibale Butti 18 (Milano). Il murale, di 22 mq, eliminerà lo smog di circa 4,7 auto benzina euro 6 al giorno, così come farebbe l’equivalente area di una foresta. Inoltre, nel primo mese di vita, assorbirà 951,2 g di CO2 dall’atmosfera. Il locale e associazione di promozione sociale, sarà anche destinatario di donazioni di generi alimentari, che verranno utilizzati nei progetti a favore delle fasce di popolazione più in difficoltà.

Alla tavola rotonda, sono intervenuti Francesco Purpura, referente progetti sociali Rob de Matt; Eugenio Sapora, Country Manager Italia Too Good To Go; Gabriele Rabaiotti, Assessore Politiche Sociali ed Abitative del Comune di Milano;  Jacopo Tondelli, Direttore Responsabile de Gli Stati Generali.

Francesco Purpura:

Rob de Matt è un ente di promozione sociale che nasce col fine di portare avanti attraverso la ristorazione progetti di reinserimento sociale e professionale per persone con fragilità. Questo si concretizza soprattutto in corsi di formazione in cucina per persone con disagi psichici, oppure persone soggette a limitazioni della libertà personale o in stato di detenzione. In quattro anni, attraverso 60 tirocini risocializzanti e professionalizzanti, abbiamo fornito un’occasione di rinascita a soggetti provenienti da situazioni molto eterogenee tra loro. Oltre a questo Rob de Matt realizza progetti rivolti allo sviluppo di un senso di comunità nel territorio, come il Progetto QuBì, indirizzato al contrasto alla povertà minorile, con un focus sul sostegno alimentare.

Eugenio Sapora:

L’impegno di Too Good To Go in occasione della seconda giornata Internazionale della Consapevolezza sugli Sprechi e le Perdite Alimentari ha avuto un focus specifico sulla relazione tra sprechi alimentari e cambiamento climatico. Sprecare cibo è un peccato non solo per quello che rappresenta come gesto, ma anche e soprattutto per lo sperpero delle risorse ad esso associate: produzione, distribuzione e tutto ciò che ne comporta hanno un impatto ambientale che ora più che mai dobbiamo considerare.

Gabriele Rabaiotti:

L’Assessorato alle Politiche Abitative e Sociali del Comune di Milano negli ultimi anni ha dedicato largo spazio alle tematiche sociali e culturali connesse agli sprechi alimentari. Un tema che è diventato ancora più centrale nell’ultimo anno e mezzo di pandemia, in cui è cresciuto esponenzialmente l’operato degli Hub Alimentari promossi dalla Food Policy con l’obiettivo di ridurre lo spreco di cibo e innovare le modalità di recupero degli alimenti da destinare agli indigenti, con un’ottica di azione nei quartieri. Inoltre, è stato creato il centralino Milano Aiuta, finalizzato al sostegno e al potenziamento di servizi di prossimità per garantire, con tempestività ed efficacia, attività di ascolto, assistenza e sostegno alimentare a favore di persone e famiglie fragili. Grazie all’iniziativa è stato fornito un sostegno concreto ad oltre 21.000 famiglie, circa l’8% di tutte  quelle presenti nel territorio milanese.

Jacopo Tondelli:

Dal punto di vista dell’informazione, le tematiche ambientali hanno assunto un ruolo centrale all’interno del dibattito pubblico, ma, soprattutto a livello aziendale, i messaggi che si trasmettono molte volte sono contrastanti e di difficile comprensione. Pertanto è fondamentale riportare la discussione ad un livello più prossimo al cittadino, fornendo chiari strumenti per contrapporsi ai cambiamenti climatici, nei quali la parte del leone la fanno gli sprechi alimentari. In tal senso, il lavoro portato avanti da realtà come Too Good To Go e Rob de Matt assume un ruolo nodale all’interno della società, riportando chiarezza all’interno del dibattito e coinvolgendo attivamente le persone. Perché i veri cambiamenti non partono a monte, ma a valle.

Fonte: comunicato stampa
Foto: Too Good To Go

COMUNE DI PEIO e APT Val di Sole Trentino desmalgata

Giovani controcorrente e la scelta di svolgere il proprio lavoro estivo in malga a fare il pastore

Le storie di Lorenzo e Alice, di 17 e 24 anni, che hanno deciso di trascorrere l’estate lontani da scuola in una delle malghe d’alta quota in Val di Pejo, nel Parco Nazionale dello Stelvio. Dietro la loro scelta, l’amore per gli animali e la voglia di riscoprire mestieri antichi. La loro esperienza si è conclusa simbolicamente con la pittoresca Desmalgada di qualche giorno fa, durante la Festa dell’Agricoltura 2021.

Chi sono i due giovani

Lui, Lorenzo, è uno studente diciassettenne di Codogno. Lei, Alice, di Bormio, ha sei anni in più e una smodata passione per gli animali. Entrambi sono stati accomunati dall’aver fatto una scelta decisamente lontana dalla narrazione che vuole i ragazzi impegnati a riappropriarsi della propria vita post chiusure da Covid19 attraverso uscite serali, viaggi in comitiva, incontri nuovamente in presenza. Hanno invece scelto di trascorrere i propri mesi estivi ad alta quota, in una malga in Val di Pejo, all’interno del Parco Nazionale dello Stelvio trentino. Dedicare la propria estate, 7 giorni su 7, alle 103 mucche della Malga Pontevecchio a 1767 metri di altitudine. L’inizio di un percorso che sperano li aiuti a costruirsi un futuro a contatto con la natura.

Come si svolge una giornata tipo in malga

La loro giornata tipo probabilmente farebbe storcere il naso a molti: sveglia tra le 5 e le 6 del mattino per sottoporre le vacche alla prima mungitura. Poi via verso il pascolo lontano dalla malga dove trascorreranno tutto il giorno. Nel pomeriggio: seconda mungitura e pulizia degli animali. “Non c’è possibilità di riposo. Le mucche vanno custodite ogni giorno. Devi adattarti ai loro bisogni e soprattutto impari a tarare la tua giornata ai ritmi della natura” spiega Alice, mentre la sua pecora di nome “Nana” le rimane sempre attaccata al fianco. “Lei l’ho portata con me quando mi sono trasferita in questa malga” racconta. “La sua mamma aveva partorito tre agnellini e lei non cresceva abbastanza perché i fratelli le ‘rubavano’ il latte. Quindi l’ho sostanzialmente adottata: fino a poche settimane fa beveva latte col biberon 5 volte al giorno. Ormai è diventato un animale domestico e mi segue dappertutto”.

Gli insegnamenti del lavoro in malga e le speranze per il futuro

Una vita diversa da quella di molti altri che però ad Alice sta insegnando molto: “Questa esperienza ti insegna la pace interiore, ti trasmette l’importanza di riconnettersi con la natura, con i suoi ritmi, con i rumori naturali. Il mio sogno è continuare a lavorare nelle malghe e magari aprirne una mia”.

Speranza condivisa da Lorenzo. Per lui, che frequenta l’Istituto agrario e da adolescente ha dovuto vivere in prima linea la furia del Covid nel comune diventato simbolo della prima feroce ondata pandemica, la vita in malga è però, oltre che una tappa di formazione, anche una sorta di rinascita: “Stare in qualche modo isolato dalla frenesia del mondo – spiega – è utile a disintossicarsi dallo stress accumulato. Ma l’aspetto più importante che mi fa consigliare ai miei coetanei un’esperienza in malga è il fatto che diventa una straordinaria occasione di problem solving. Quando sei in mezzo ai monti da solo con tanti animali, devi imparare a risolvere da solo i problemi quando capitano, impari a fare di tutto e a cavartela da solo”.

A Lorenzo la passione per malghe e allevamento è iniziata già prima dell’emergenza Covid. “Tre anni fa, ho convinto i miei genitori a trascorrere un’intera giornata e una notte in una malga dalle nostre parti. è stata una sensazione unica che mi ha fatto capire che una professione che preveda un rapporto stretto con animali e natura è probabilmente la mia strada. Mi piacerebbe proseguire anche dopo gli studi, magari partendo con un allevamento di oche, che ha costi di avvio produzione più contenuti”.

La Desmalgada

Per Alice e Lorenzo la conclusione simbolica della loro estate in malga è avvenuta quando pochi giorni fa sono scesi da Malga Pontevecchio fino a Cogolo di Peio per la tradizionale Desmalgada che riporta gli animali nei rifugi invernali. Un trionfo di musica e colori nel quale le mucche percorrono le vie del paese “agghindate” con campanacci e fiori, accompagnate dalla banda e dai costumi tradizionali. Un appuntamento simbolo per le genti di montagna, che si trasforma in una festa per l’intera comunità ed è capace di far comprendere ai turisti quanto sia profondo il legame tra uomo, animali e natura in alta montagna.

Con la Desmalgada di Pejo si è conclusa la Festa dell’Agricoltura iniziata lo scorso venerdì 17 con molte diverse proposte: escursioni nel Parco Nazionale dello Stelvio, mercati contadini, laboratori wellness fitoterapici alla scoperta delle caratteristiche delle erbe montane, colazioni e aperitivi con prodotti del territorio e degustazioni dei tipici sapori di montagna.

Fonte: comunicato stampa
Foto: COMUNE DI PEIO e APT Val di Sole Trentino