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Inquinamento indoor: che cosa è, come si monitora e come combatterlo

Quando si parla di inquinamento atmosferico le immagini che si materializzano nei nostri occhi sono quelle del tubo di scappamento di un autoveicolo o della ciminiera di una fabbrica: a nessuno verrebbe in mente di pensare alla libreria presente nel nostro soggiorno o al disinfettante che usiamo per lavare il nostro bagno.  

Numerosi studi scientifici hanno, invece, evidenziato che spesso negli ambienti interni è riscontrabile un inquinamento dell’aria maggiore – dalle tre alle cinque volte – rispetto a quello esterno.

Quali sono le fonti di inquinamento indoor presenti fra le pareti di casa o in ufficio

Innanzitutto una fonte siamo noi stessi poiché, respirando, incameriamo ossigeno e produciamo CO2. Tuttavia non sono solamente gli esseri animati ad inquinare gli ambienti interni: anche gli arredi e gli oggetti presenti nelle stanze possono rilasciare sostanze nell’aria e ad essi si possono sommare agenti inquinanti che possono provenire dall’esterno e rimanere incamerati al chiuso.

Come monitorare e ridurre l’inquinamento indoor

Ad approfondire i temi dell’IAQ (Indoor air quality) e a parlare di come monitorare la qualità dell’aria interna e delle soluzioni adottabili è Michele Rossi, Head of Innovation, Data Science & Hubgrade, Siram Veolia intervistato su E-cology.it

Il primo step è capire la qualità dell’aria di un determinato luogo. Solo che parliamo di qualcosa di invisibile agli occhi umani. Come fare? Innanzitutto devono essere eseguite delle attività di verifica e diagnosi dell’indoor air quality attraverso l’utilizzo di tecnologie certificate – sonde, sensori, tecnologie e soluzioni innovative – per individuare le cause dell’inquinamento. Vanno, ad esempio, monitorati gli inquinanti fisici come il Particulate Matter (particolato) – nelle dimensioni di 10 micrometri e 1 micrometri – ovverosia i PM10 e PM1 che vengono spesso richiamati in relazione ai livelli di inquinamento atmosferico. Dovrà inoltre essere verificata la presenza di inquinanti biologici (es. cariche batteriche) e di quelli chimici (es. CO2) o di altri inquinanti specifici di certe aree (ad esempio, in alcune regioni, dovrà essere verificata, nei piani terra, l’eventuale presenza di radon). È infine fondamentale monitorare la presenza di VOC (composti organici volatili) come, ad esempio, la formaldeide che può provenire dai mobili e dai disinfettanti o il benzene che viene rilasciato da alcune vernici/pitture/colle.

Qualora dall’analisi emergessero livelli superiori alle soglie di sicurezza, si dovrà intervenire tempestivamente agendo a seconda di ciò che risulta fuori dai parametri ritenuti salutari. Ecco alcune delle casistiche più frequenti.

Se, ad esempio, il livello della formaldeide fosse troppo alto dovranno essere rimossi gli elementi di arredo che sprigionano tale sostanza. Negli altri casi potrà essere ottimizzato l’impianto di aerazione. Se, all’interno dell’ambiente, infatti è già presente un sistema di ventilazione forzata – ovverosia l’unità di trattamento aria – potrebbe essere sufficiente aumentare i volumi di ricambio d’aria per unità di tempo o si potrebbe valutare di sostituire i filtri utilizzati con esemplari più efficienti. Qualora, invece, non esistessero impianti di trattamento dell’aria (o quelli presenti non siano ottimizzabili) potrebbe essere opportuno installare sistemi autonomi, stand alone, i cui filtri – assoluti e/o a carboni attivi – trattengono sostanze inquinanti come VOC e particolato migliorando la qualità dell’aria.

Un ultimo aspetto ma assolutamente non secondario riguarda l’importanza del controllo periodico anche delle soluzioni adottate.

Una volta installati, infatti, i sistemi di purificazione dovranno essere correttamente manutenuti provvedendo alla regolare pulizia del filtro, al monitoraggio del rendimento, ma anche alla permanenza dell’adeguatezza delle soluzioni adottate con le esigenze – degli edifici e delle persone che li vivono – che potrebbero variare nel tempo.

Per saperne di più vi consigliamo di leggere l’intervista: https://www.e-cology.it/qualita-dellaria-negli-ambienti-interni-quando-aprire-le-finestre-non-basta/ 

e di visitare la sezione del sito di Siram Veolia specializzata sulle soluzioni di Indoor Air Quality:  https://www.siram.veolia.it/soluzioni/indoor-air-quality#no-back 

 

In collaborazione con Siram Veolia

kreacasa arredamento social

Azienda edilizia aumenta del 250% il proprio bilancio grazie alla comunicazione online: la storia

Durante il lockdown molte aziende dell’edilizia si sono arrese. Non è accaduto alla Kreacasa di San Biagio di Callalta, nel Trevigiano, che ha lanciato una campagna social senza precedenti per un settore, quello della progettazione edile, che è poco connesso al mondo dei social. In poche settimane sono state spedite gratuitamente a casa dei clienti di mezza Europa circa diecimila piastrelle con lo slogan di “se non puoi venire tu nel nostro showroom, portiamo noi i materiali a casa tua”. Tutti i contatti sono stati trovati tramite i social network. Il risultato? Il bilancio è cresciuto del 250% in pochi mesi.

Chi è Kreacasa

Kreacasa è peraltro un’azienda ancora molto giovane nel settore. Fondata nel 2017 da Emmanuele Setten, classe 1987, imprenditore che dopo alcune esperienze di lavoro all’estero (in Canada) ad un certo punto si è trovato a dover ristrutturare casa. Voleva creare un ambiente moderno, come quelli che si vedono sulle riviste di design e per farlo ha cominciato a girare gli showroom della zona, piccoli negozietti ma anche visitando i “giganti della piastrella” e consultando diversi siti specializzati: materiale edile, pavimenti, sanitari. Come molti neofiti, si rende conto che comperare on line certi prodotti è praticamente impossibile e sui social non ci sono informazioni. I siti non sono chiari, le offerte arrivano solo dal contatto diretto o dall’artigiano.

Il cambiamento

Deciso a gestire in autonomia la propria ristrutturazione, Emmanuele decide di inventarsi un business: compra infatti ad una asta fallimentare una piccola fornitura di ceramiche e materiale per pavimentazione e rivestimenti. A quel punto decide di usarla per ristrutturarsi il bagno. E di fondare un’azienda partendo dal magazzino rimanente anche grazie a Tiziano Catterin, già affermato professionista nell’ambito dell’edilizia (oggi è il presidente dell’azienda). Nasce così Kreacasa, un nome semplice, disegnato con una “K” che richiama il tetto un po’ stilizzato di un’abitazione.
“Il nostro obiettivo è dare la migliore risposta a tutte le domande di chi “krea”, sia ai privati che ai professionisti: i migliori prezzi, i migliori materiali, la migliore consulenza possibile”, spiega Setten, Ceo di Kreacasa. “Affidabili, trasparenti e veloci. La nostra filosofia è ascoltarti e pensare come farebbe un cliente, in cambio diamo progetti a regola d’arte, proposte convenienti e mantenendo le tempistiche pianificate. Ma ci teniamo anche molto alla comunicazione on line e alle scelte controcorrente per svecchiare un settore come il nostro, che non ha il coraggio di osare”.
La spinta digitale dell’azienda si è rivelata un successo. Oggi il fatturato è a 1,5 milioni di euro (in crescita nell’anno del Covid del 250%), si attende un valore attorno ai 1,8 milioni per fine anno. I dipendenti sono nove, quasi tutte donne under 35. Nell’anno del Covid la crescita è stata esponenziale grazie alle nuove strategie di acquisto dei clienti e a scelte di marketing digitale innovative per il settore, che fino a pochi anni fa praticamente non conosceva i social network. Anche per questo i clienti arrivano anche dall’estero, da Croazia, Germania, Austria e Lituania. Si stanno facendo le prime esperienze di export anche verso Cina, Ghana e Senegal; ma persino in Iran e Iraq.

Fonte: comunicato stampa
Foto: Kreacasa