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Green Work Culture: 9 lavoratori su 10 sono più soddisfatti se coinvolti con iniziative sostenibili

Felicità e lavorolavoro e felicità: due binari che corrono di pari passo e mai così in primo piano come negli ultimi mesi. I due concetti, attuali e in linea con i principali avvenimenti globali, emergono nel giorno in cui negli Stati Uniti viene celebrato il “Companies that Care Day”, ovvero la giornata dedicata alla felicità dei dipendenti. Stando a quanto rilevato da numerose ricerche internazionali, mai come in questo periodo la felicità e il coinvolgimento dei singoli collaboratori dipendono dalle iniziative sostenibili messe in campo dalle imprese, le quali hanno ridisegnato la propria cultura aziendale, costruendo così una vera e propria “green work culture”. Le prime conferme in merito giungono da un recente studio condotto dalla National Environmental Education Foundation, secondo cui 9 dipendenti su 10 (90%) sono più soddisfatti e felici se coinvolti nelle iniziative verdi messe in campo dalla propria organizzazione. Ma non è tutto, stando a quanto indicato dal Green Business Bureau, le iniziative sostenibili migliorano il morale dei dipendenti che, di conseguenza, risultano anche più motivati e tendono ad essere anche più fedeli all’impresa di appartenenza. Ora, ai leader d’azienda, una domanda sorge spontanea: com’è possibile costruire una vera e propria green work culture? Le risposte vengono fornite da Business Insider: dall’organizzazione di attività ricreative interne con l’intero gruppo operativo al coinvolgimento di enti e realtà benefiche del territorio locale fino all’assunzione di nuovi interpreti e talenti green che vedono nella sostenibilità un valore fondamentale per il futuro del mondo lavorativo. Non è un caso che, secondo il Green Skills Report 2022, tra il 2015 e il 2021, la quota di lavoratori rispettosi dell’ambiente nel mondo sia cresciuta dal 9.6% al 13.3%.

Quali sono i paesi e le fasce d’età più “green oriented”?

 Stati Uniti, Gran Bretagna e Australia sono in testa alla classifica delle nazioni leader nei lavori verdi mentre i Millennial sono la generazione sostenibile per eccellenza (+13% come tasso di crescita annuale) e quasi la metà di loro è disposta ad accettare uno stipendio più basso per poter lavorare all’interno di un’impresa leader nella sostenibilità. È quanto emerge da un’analisi svolta su testate internazionali da Espresso Communication per Great Place To Work Italia, società leader nel settore dell’analisi del clima aziendale e dell’employer branding. “La green work culture non è una tendenza passeggera, bensì qualcosa per cui ogni azienda e ogni dipendente dovrà impegnarsi sempre più in prima persona – dichiara Alessandro Zollo, amministratore delegato di Great Place To Work Italia – Le aziende, di fronte alla domanda di obiettivi e iniziative ESG, saranno sempre più invitate e spinte dai loro stessi dipendenti, in particolare Millennial e Gen Z, a riqualificarsi, aumentando la formazione sulla sostenibilità e sugli obiettivi di sviluppo e crescita green. Già oggi il 90% dei dipendenti delle migliori aziende per cui lavorare nel 2022, che premieremo il prossimo 31 marzo, dichiarano di apprezzare il modo in cui le loro organizzazioni contribuiscono al benessere delle comunità circostanti. Lo sviluppo di una cultura green e sostenibile avrà effetti diretti non solo su benesseregrado di soddisfazioneproduttività e coinvolgimento dei dipendenti, ma aiuterà le aziende ad accrescere il proprio fatturato e posizionamento sul mercato”.

Quali iniziative possono essere messe a terra dai capi di un’impresa per favorire la green work culture?

La prima della lista, come svelato da TechRepublic.com, consiste nel fornire ai singoli lavoratori delle biciclette per effettuare i diversi spostamenti quotidiani. Ciò riduce l’inquinamento e, allo stesso tempo, sprona gli stessi ad effettuare attività fisica. Si prosegue con la realizzazione di “relax space” pensati appositamente per il riposo degli operativi che hanno un ruolo importante in ottica riduzione inquinamento ambientale all’interno del workplace. E ancora, il pollice verde non è una tendenza che va di moda solo a casa: i collaboratori chiamati a prendersi cura delle piante presenti a ridosso delle loro postazioni sono anche più produttivi e felici. Non va dimenticata, come spiegato su CNBC.com, poi una sana dieta, invitando i dipendenti a ridurre il consumo di carne attraverso una serie di gare a squadre. Per concludere è possibile ridurre gli sprechi e i consumi degli uffici, sfruttando le potenzialità offerte dal digitale mandando al macero la carta, puntando sul cloud.

Queste parole assumono ulteriore rilevanza anche in ottica Bel Paese grazie al Rapporto GreenItaly 2021: entro il 2025, infatti, il 38% del fabbisogno di professioni richiederà delle competenze sostenibili con un bacino potenziale di oltre 1,3 milioni di occupati. La Lombardia è la regione più green job oriented d’Italia sia per il numero di occupati (709mila), sia per il numero di imprese eco-investitrici presenti sul suo territorio (quasi 90mila). Lo scenario generale viene rinforzato dalle dichiarazioni di Alessandro Sancinoprofessore associato di Economia Aziendale presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca: “Secondo i dati del Global Footprint Network, l’Italia consuma in un anno le risorse di 5,3 «Italie». È dunque evidente che la cultura green sarà, insieme alla reputazione e contribuzione sociale delle imprese, la questione decisiva da coniugare con il rendimento economico. Sintetizzare la dimensione economica, sociale e ambientale nelle scelte e operation aziendali diventa dunque l’essenza del management contemporaneo. Dovremo abituarci ad una sostenibilità che, più che mero marketing, diventi invece lotta politica tra diversi modelli di sostenibilità più o meno trasformativa”.

Ecco, infine, le 10 iniziative sostenibili da applicare in azienda per la realizzazione della perfetta green work culture

  1. Biking to work: mettere a disposizione dei propri collaboratori delle biciclette per i vari spostamenti risulta estremamente sostenibile, soprattutto perché riduce l’inquinamento e motiva i singoli ad effettuare attività fisica;
  2. Creare spazi e stanze rilassanti all’interno del workplace: ogni leader non deve sottovalutare l’impatto dell’inquinamento acustico sulla produttività e sull’umore, per questo risulta fondamentale l’organizzazione di spazi interamente dedicati al silenzio e al relax;
  3. Promuovere il trend del pollice verde in ufficio: una pianta in prossimità delle singole postazioni di lavoro migliora la qualità dell’aria e, allo stesso tempo, stimola produttività e creatività del team operativo;
  4. Organizzare sfide alimentari “plant based”: si tratta di gare a squadre in cui i singoli professionisti vengono chiamati a consumare solo ed esclusivamente cibi privi di proteine animali per invitarli a ridurre il consumo di carne;
  5. Ridurre sprechi e consumi attraverso il digitale: le varie bozze di un documento possono essere facilmente conservate sul laptop o, meglio ancora su un cloud condiviso, e altrettanto facilmente smaltite con un clic;
  6. Sviluppare un team di eco-ambasciatori/green influencer: avere dipendenti campioni di sostenibilità che diffondano la cultura green anche ai colleghi, aiuta a implementare nuove iniziative eco-friendly nei luoghi di lavoro;
  7. Realizzare workshop, corsi online e seminari sulla sostenibilità ambientale: mantieni alta l’attenzione sull’importanza di adottare una cultura aziendale green, ospitando in ufficio workshopcorsi online e seminari
  8. Risparmio energetico: secondo Erik Potkin, energy manager della Harvard Law School, ridurre la luminosità del monitor del computer al 70% può far risparmiare fino al 20% dell’energia.  Regolare di 2 gradi la temperatura dei termostati consente di risparmiare fino a oltre 900 kg di anidride carbonica all’anno;
  9. Organizzare competizioni mensili verdi in ufficio: sfidare i colleghi a passare un mese senza utilizzare posate di plastica offrendo piccoli premi ai vincitori può essere un modo divertente per combinare competizione e sostenibilità;
  10. Bere caffè equo sostenibile: durante le pause caffè con i colleghi sorseggiare un caffè ecocompatibile in tazze o bicchieri riutilizzabili permette di rispettare l’ambiente.

Fonte: comunicato stampa
Foto: Pixabay

Posidonia decennio del mare unesco

Save the Wave: parte il progetto che ripristina gli ecosistemi del Mediterraneo piantando Posidonia oceanica, le “foreste del mare”

Si parte dal Golfo di Palermo per abbracciare, onda dopo onda, tutto il bacino del Mediterraneo, con l’obiettivo di tutelare e ripristinare gli ecosistemi marini del Mediterraneo con particolare attenzione alle praterie di Posidonia oceanica, alle popolazioni di coralli e di altre specie. È questo in sintesi Save The Wave.

Cosa è Save the Wave

Save the Wave è un progetto concreto di tutela del mare – coordinato dal team di Ocean Literacy della Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO (IOC-UNESCO) e nato nell’ambito del Decennio delle Scienze del Mare per lo Sviluppo Sostenibile (2021 – 2030) – che alle azioni di ripristino affianca iniziative di divulgazione e sensibilizzazione, per promuovere la consapevolezza dei cittadini sul ruolo svolto dagli ecosistemi marini per mitigare il cambiamento climatico ed ottenere un oceano sano, resiliente e produttivo entro il 2030. L’intento è creare una rete di iniziative e sinergie tra aziende, ricercatori e ricercatrici, università, organizzazioni no-profit.

I primi risultati di Save the Wave sono già “visibili” nel golfo di Palermo, a Mondello, dove in collaborazione con E.ON Italia, primo partner ad abbracciare il progetto, e al biologo marino Antonio Scannavino è iniziata in questi mesi la riforestazione di 100 mq di Posidonia oceanica, per rigenerare l’ecosistema precedentemente esistente in quella zona.

Cosa è e a cosa serve la Posidonia oceanica

Pianta marina endemica del Mar Mediterraneo, la Posidonia oceanica è in grado di formare grandi praterie sommerse, vere e proprie “foreste del mare” che favoriscono la biodiversità, fungendo da casa e fonte di cibo per molluschi, pesci e crostacei. “Le praterie di Posidonia sono un ecosistema che ospita circa il 25% della biodiversità del Mediterraneo. Inoltre, proprio come le piante terrestri, la Posidonia oceanica produce ossigeno e cattura biossido di carbonio dall’atmosfera, intrappolandolo nelle radici e nel substrato sottostante per centinaia o addirittura migliaia di anni: sono quindi ecosistemi Blue Carbon, alleati fondamentali per contrastare gli effetti del cambiamento climatico”, spiega Francesca Santoro, Specialista di Programma della Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO e promotrice in Italia del Decennio del Mare (2021-2030).

Gli ulteriori scopi del progetto

Con Save the Wave verranno inoltre ripristinati e tutelati i coralli del Mediterraneo, importanti risorse oggi in pericolo a causa delle azioni umane e del cambiamento climatico. “Ripristinare ecosistemi essenziali per la salute dell’oceano è quanto mai urgente: il progetto Save the Wave ci permette di farlo parlando a un pubblico il più ampio possibile e soprattutto creando consapevolezza nella società”.

Il progetto ha, infatti, anche uno scopo educativo, per raccontare il tema del Blue Carbon e dell’assorbimento della CO2 da parte dell’oceano, grazie al coinvolgimento degli studenti del Liceo Galileo Galilei di Palermo che stanno seguendo l’intero sviluppo della prateria di Posidonia oceanica.

Inoltre, punta a coinvolgere l’intera comunità locale: ai biologi e agli esperti si affiancano infatti i pescatori siciliani che hanno particolarmente a cuore l’habitat della zona e che stanno mettendo al servizio del monitoraggio la loro grande esperienza.

“È fondamentale coinvolgere la comunità locale e renderla consapevole della presenza degli ecosistemi marini. Con Save the Wave vogliamo sottolineare proprio questo: la piantumazione segna l’inizio di un percorso di ripristino che risulta efficace soltanto creando una cittadinanza attiva capace di promuovere essa stessa azioni di salvaguardia”.
Davide Villa, CCO di E.ON Italia aggiunge: “Da anni, abbiamo intrapreso una serie di iniziative concrete e di sensibilizzazione che coinvolgono anche i nostri clienti, in particolare, con il nostro progetto Energy4Blue. Dal 2021, siamo al fianco del Decennio del Mare per il ripristino della Posidonia oceanica nel Golfo di Palermo nell’ambito di Save The Wave. Siamo orgogliosi di supportare UNESCO in questo progetto che abbraccia tanti temi e che ci consente di salvaguardare il mare e l’ambiente, ridurre le emissioni, ma anche educare i più giovani e la comunità locale, per sviluppare una vera Generazione Oceano”.

Il futuro

Il progetto di ripristino punta ora a espandersi nel resto del Mediterraneo, come spiega Francesca Santoro: “Stiamo già identificando nuove aree in cui intervenire e parallelamente stiamo lavorando sul fronte dell’Educazione all’Oceano (Ocean Literacy), con l’iniziativa Save the Wave App Challenge, realizzata con Axa Italia e Gamindo e rivolta agli studenti dei licei”. Il programma prevede una formazione per i ragazzi sull’Ocean Literacy e sul coding per coinvolgerli in una vera e propria challenge in cui dovranno sviluppare idee per una app che supporterà la comunicazione del progetto Save the Wave. L’idea migliore sarà realizzata per lanciare un videogioco a impatto sociale e ambientale che consentirà di convertire i premi che le persone conquisteranno all’interno del gioco in progetti di rigenerazione di Posidonia, coralli e altri habitat.

 

Proprio il tema della ‘Revitalization’ sarà inoltre al centro del World Ocean Day di quest’anno (8 giugno 2022), per ricordare la necessità di agire insieme per dare nuova vita all’oceano. Allo stesso tempo, Save the Wave risponde alla call to action lanciata dalla Decade on Ecosystem Restoration (2021-2030) delle Nazioni Unite, che sottolinea la necessità di ripristinare gli ecosistemi danneggiati a causa delle attività umane. Il ripristino dell’ecosistema, in questo caso marino, è fondamentale per rispondere agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030, in riferimento ai cambiamenti climatici e alla conservazione della biodiversità.

 

Tutte le informazioni per supportare i progetti di ripristino degli ecosistemi marini sulla piattaforma del Decennio del Mare: www.decenniodelmare.it

Fonte: comunicato stampa
Foto: Decennio del Mare