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Gruppi WhatsApp di classe: guida alla sopravvivenza

Per ogni bambino che fa il suo ingresso a scuola c’è un genitore che viene aggiunto ad un gruppo WhatsApp di classe.  Per chi ha più figli, i gruppi si moltiplicano, dal nido alla scuola superiore.

Il gruppo WhatsApp di classe nasce come strumento per condividere velocemente informazioni utili, coinvolgendo tutti i genitori, ma spesso il suo scopo principale viene disatteso e ci si ritrova sommersi di messaggi inutili di “buongiorno” e “buonanotte”, di chiacchiere futili e incomprensioni, di lamentele e polemiche, con continue notifiche che rendono la permanenza nel gruppo davvero insopportabile.

GoStudent, leader dell’e-learning e delle ripetizioni scolastiche online, ha delineato l’identikit delle 10 tipologie di genitori che solitamente popolano i gruppi Whatsapp di classe e stilato una lista di consigli per sopravvivere alla Babele della messaggistica scolastica.

I 10 tipi di genitori che si trovano nei gruppi WhatsApp di classe

I polemici: fanno costantemente domande e se nessuno risponde all’istante si innervosiscono. Hanno da ridire su tutto, dalle proposte della scuola a quelle degli altri genitori.

Gli esibizionisti: mandano foto private e non pertinenti. Dal weekend fuoriporta alla serata al ristorante, ogni occasione è buona per mettersi in mostra.

I ninja: ci sono, ma nessuno li ha mai visti. Leggono tutto, ma non interagiscono. Il massimo che fanno, quando è proprio necessario dare una risposta, è di adeguarsi alla maggioranza.

I segretari: si comportano come se fossero i segretari personali dei figli. Ogni giorno chiedono dei compiti, del materiale da portare a scuola o della giacca smarrita durante la gita.

Gli ansiosi: scatenano inutili allarmismi per qualsiasi cosa. Si lamentano sempre, vedono minacce ovunque, non sono mai rilassati e amano creare drammi.

Gli onniscienti: conoscono tutte le date scolastiche dell’intero anno e condividono continuamente informazioni nel gruppo anche se nessuno ha chiesto loro di farlo.

Gli ignari: al contrario degli onniscienti, non hanno mai idea di cosa stia succedendo. non leggono le comunicazioni e si affidano esclusivamente al gruppo per restare informati.

I factotum: hanno tutto sempre sotto controllo e sembrano destreggiarsi perfettamente tra lavoro, casa, scuola e vita sociale. Vogliono primeggiare, facendo sentire gli altri genitori non all’altezza.

I nevrotici: costantemente stressati e di fretta. Nonostante millantino di essere sommersi di impegni,  trovano sempre il tempo per lamentarsi col gruppo della loro vita frenetica.

I virali: ci sono poi quelli che rispondono con meme o gif, mandano immagini di dubbio gusto, catene e frasi ad effetto. Inoltrano anche fake news scatenando reazioni negli altri genitori.

Netiquette dei gruppi Whatsapp di classe: cosa fare e cosa non fare

Con qualche accorgimento e regola di buona convivenza, anche il gruppo Whatsapp di classe può, però, tornare ad essere un utile mezzo di informazione. La piattaforma di apprendimento online GoStudent ha stilato un breve vademecum finalizzato a valorizzare la messaggistica scolastica ed evitare alcune criticità.

Cosa fare:

  • Stabilire fin dall’inizio regole chiare sull’utilizzo del gruppo e definire la tipologia di contenuti che è permesso condividere.
  • Nominare un amministratore. Un gruppo WhatsApp che funziona, in genere, ha un amministratore efficace, che modera toni e contenuti, media, risponde in modo diplomatico e autorevole, fornisce informazioni chiare e lineari, riferisce istanze importanti del gruppo classe ai docenti e viceversa.
  • Utilizzare sempre un tono gentile e pacato e tenere un atteggiamento rispettoso verso tutti gli altri membri del gruppo.
  • Essere collaborativi con gli altri genitori. Non tutti possono essere presenti alle riunioni di classe è, quindi, una buona idea e gesto di cortesia che un genitore – l’amministratore del gruppo o un volontario – faccia un riassunto puntuale degli argomenti discussi, così che tutti possano essere informati.
  • Segnalare tempestivamente se c’è un caso di Covidinfluenza o altre patologie, in modo che gli altri genitori possano prendere le giuste precauzioni. Il tutto senza drammatizzare.
  • Rispondere in privato a domande fatte in chat, ma che non sono rilevanti per tutti i membri del gruppo.

Cosa non fare:

  • Chiedere continuamente i compiti per il figlio, a meno che non sia stato assente per malattia o altri motivi giustificabili. Le continue richieste di compiti sono fastidiose e rischiano di deresponsabilizzare lo studente.
  • Entrare in argomenti di tipo personale o esprimere ideologie politiche, religiose, ecc. A differenza delle chat tra amici, i gruppi Whatsapp della scuola non sono il contesto giusto per lasciarsi andare a commenti personali che potrebbero anche risultare offensivi per qualcuno.
  • Criticare l’insegnante, gli altri bambini e i genitori. Le critiche fatte nei gruppi non sono costruttive e contribuiscono solo ad aumentare i contrasti nella classe e a creare situazioni spiacevoli.  Meglio affrontare le problematiche in privato e di persona con i diretti interessati.
  • Evitare le risposte a catena: quando si legge una comunicazione, non è necessario rispondere tutti per presa visione, intasando la chat di inutili “ok”, “va bene”, pollici in su ed emoji varie. In ogni gruppo è presente la notifica di lettura, perciò chi manda il messaggio può sapere in ogni momento chi lo ha letto e chi no.
  • Pubblicare contenuti che non hanno nulla a che fare con la classe, come meme, barzellette, catene virtuali, ecc.

Esiste poi un’altra soluzione: scegliere di non far parte del gruppo WhatsApp di classe ed informarsi attraverso le vie tradizionali, contattando gli insegnanti o la segreteria, consultando il sito della scuola o il registro elettronico in uso in ogni istituto scolastico.

 

Fonte: comunicato stampa

scuola dad pixabay didattica a distanza

L’insegnamento nell’era del digitale: sfide e previsioni per il futuro, tra realtà aumentata e benessere di studenti e docenti

Insegnamento e digitale sono ormai un binomio imprescindibile, complici anche gli ultimi due anni, che hanno visto protagonista la didattica a distanza. Ma come sta cambiando il mondo della scuola? Quali saranno le sfide e le opportunità del prossimo futuro? Che ruolo avrà la tecnologia nell’apprendimento e nell’insegnamento?

A rispondere a queste domande è Cambridge University Press & Assessment, il nuovo brand nato dall’unione di Cambridge Assessment, l’Ente certificatore della lingua inglese, e la casa editrice Cambridge University Press, risponde a queste domande con una panoramica dedicata al sempre più solido legame tra scuola e digitale.

Una scuola sempre più digital

Secondo i dati raccolti attraverso l’Italian Teachers Survey, il sondaggio condotto da Cambridge University Press & Assessment e che ha coinvolto docenti delle scuole italiane statali di primo e secondo grado*, il 79% degli insegnanti ritiene che il digitale sia ormai diventato uno strumento indispensabile per l’attività didattica e sia quindi pronto a mantenere il suo posto all’interno delle aule. Non si ignorano però le problematiche riscontrate nell’ultimo biennio, in primis il digital divide, la prima sfida da affrontare e da vincere per un insegnamento digitale più inclusivo.

Realtà virtuale e realtà aumentata al servizio dell’apprendimento

Da una parte la realtà aumentata (AR), che permette agli utenti di unire percezioni reali ed elementi digitali, dall’altra la realtà virtuale (VR), che immerge invece in una simulazione interamente digital. Entrambe, come spiegato dagli esperti di Cambridge University Press & Assessment nel podcast dedicato all’interno della serie Teachers Talk Tech e disponibile sulle principali piattaforme di streaming, possono rivelarsi utili strumenti per l’apprendimento linguistico: soprattutto se applicate all’espansione lessicale o ai libri illustrati, possono portare a una migliore memorizzazione dei vocaboli e delle storie.

L’insegnamento che sfrutta, grazie a AR e VR, la multimodality e che si avvale di audio e supporti visivi per stimolare l’apprendimento si rivela un modello vincente sia tra gli studenti più giovani che tra quelli universitari, aumentandone anche la motivazione e il coinvolgimento. Basti pensare agli esperimenti della University of Victoria in Canada o della University of South Australia, dove sono stati implementati progetti basati sulla AR applicata direttamente al campus universitario per stimolare l’apprendimento della lingua francese e inglese tramite un approccio immersivo.

Il fenomeno della gamification

Con l’espansione del digitale all’interno delle aule italiane si è assistito anche al fenomeno della gamification, ossia l’utilizzo di giochi e piattaforme ludiche come strumenti per l’apprendimento. Il trend, che prenderà sempre più piede all’interno delle scuole, è considerato dal 56% dei docenti coinvolti nell’Italian Teachers Survey una delle novità didattiche del prossimo futuro, ma anche una preziosa opportunità per risolvere due delle principali difficoltà incontrate durante lo scorso anno scolastico: da una parte il riuscire a mantenere motivati gli studenti (44%), dall’altra l’individuare gli stimoli più adatti alla classe (39%).

Il benessere digitale nell’insegnamento linguistico

Tra gli obiettivi e le sfide del prossimo futuro c’è anche il raggiungimento del benessere digitale, ossia l’uso consapevole e attento della tecnologia sfruttando al meglio le sue potenzialità. Obiettivo finale, in classe, è sviluppare connessioni positive tra studenti e insegnanti e, allo stesso tempo, evitare i potenziali danni correlati all’utilizzo dei dispositivi e delle piattaforme, distrazione e iperconnessione in primis. Per approfondire il tema, gli esperti di Cambridge University Press & Assessment hanno condiviso alcuni consigli e riflessioni in un episodio del podcast Teachers Talk Tech.

Insegnanti e competenze digitali

Secondo la ricerca Italian Teachers Survey, svolta annualmente da Cambridge University Press & Assessment, negli ultimi due anni il 56% degli insegnanti ha dovuto approfondire le proprie competenze digitali applicate alla didattica, sia dal punto di vista tecnologico che pedagogico. Oggi, con la diffusione capillare delle nuove tecnologie all’interno delle aule, queste competenze stanno alla base del benessere degli studenti, oltre che degli stessi docenti e sono quindi fondamentali per un’esperienza didattica positiva. Nella puntata dedicata del podcast Teachers Talk Tech gli esperti suggeriscono alcune buone pratiche per sviluppare e rinnovare il proprio metodo d’insegnamento nell’era dell’hybrid learning, integrando il digitale in modo fruttuoso e preparandosi così al meglio per il prossimo futuro.

Fonte: comunicato stampa