C’è vetro riciclabile e vetro non riciclabile - la guida definitiva nella sitcom Circolare Conviene

C’è vetro riciclabile e vetro non riciclabile: la guida definitiva nella sitcom “Circolare Conviene”

Quante volte ci è capitato di ritrovarci in una cena di famiglia o tra amici: un movimento maldestro e un bicchiere di vetro in bilico – perché non cediamo all’usa e getta per non fare una lavastoviglie, vero? – finisce per terra: una volta recuperati tutti i pezzi, qualcuno si affretta a dire “dov’è il cestino del vetro?”. Dopo un momento di silenzio, qualcun altro sostiene che il bicchiere non vada nel vetro ma nell’indifferenziata e da lì, si apre un piccolo dibattito.

Per chiarire tanti dubbi in tema di raccolta differenziata, consumi e buone pratiche arriva in nostro soccorso “Circolare Conviene”, la web sitcom prodotta da EconomiaCircolare.com e GreenFactor.it, che immagina le esperienze quotidiane della giornalista ambientale Letizia Palmisano e, in questa seconda parte, della sua coinquilina Chiara Iannaccone, interpretata dalla communication specialist e attrice omonima.

In questa puntata Chiara viene redarguita da Letizia perché avrebbe messo il bicchiere di vetro all’interno della busta destinata alla raccolta del vetro. Certo il bicchiere è in vetro ma, come spiega Letizia, può contenere piombo e andare ad inficiare il riciclo.

Questo piccolo errore diventa allora l’occasione per un ripasso su cosa si può e non si può gettare nella raccolta del vetro, perché il vetro è pieno di falsi amici.

Una semplice regola per una raccolta corretta

Ma quindi tra bicchieri, bottiglie, barattoli, vasi, pirofila da forno e piatti in ceramica quali andranno conferiti nella raccolta del vetro e quali no? Per semplificarci la vita è utile ricordare una semplice regola: nella raccolta del vetro vanno solo barattoli e bottiglie, entrambi senza tappo. Tutto il resto, anche se sembra trasparente esattamente come un barattolo, tra cui vasi, pirofile e bicchieri, deve invece necessariamente finire nell’indifferenziato, perché può essere realizzato in pirex o cristallo, o come detto in precedenza contenere piombo.

Va da sé che la ceramica, anche se sembra assolvere lo stesso scopo, non possa essere riciclata con il vetro, così come lampadine e altri manufatti di questo materiale.

Il tappo poi può essere riciclato all’interno della plastica o dell’alluminio, oppure se si tratta di un tappo di sughero nella raccolta dell’indifferenziato, o dell’organico nel caso sia specificato essere compostabile.

Aggiungiamo che per barattoli e bottiglie è buona norma gettare via, magari nell’umido, eventuali residui di cibo e lavarli in maniera veloce ma non è necessario lavarli a puntino: utilizzare acqua calda e sapone per togliere ogni minimo residuo sarebbe uno spreco inutile.

Infine ricordiamoci, questa volta, che il sacchetto non occorre anzi è da evitare: bottiglie e barattoli vanno gettati direttamente nel bidone senza altri involucri.

Ma allora dove vanno conferiti tutti i falsi amici del vetro? In molti casi, come in quello del bicchiere, nell’indifferenziata, in altri, come in quello di una lampadina, c’è un’ulteriore distinzione da fare: quella ad incandescenza va nell’indifferenziata, mentre quella a LED nella raccolta dei RAEE. Tuttavia, vista la vastità di oggetti e le leggera differenza che può intercorrere tra i diversi Comuni suggeriamo di utilizzare il box online lanciato da Coreve insieme a Junker App, dove è possibile inserire Comune e rifiuto da gettare, e avere la risposta più accurata sul corretto conferimento.

Ora avete tutte le informazioni per avere la meglio nelle conversazioni sul tema ma ricordate: è sempre meglio preservare un vecchio servizio di piatti e bicchieri e, se proprio volete dirgli addio, fatelo portandolo ad un negozio dell’usato.

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Come recuperare e dove buttare un maglione rovinato: il nuovo episodio di “Circolare Conviene”

Nella società dei consumi, a volte ci dimentichiamo che i vestiti non sono solo un accessorio superfluo da cambiare secondo la moda del momento ma possono far parte della nostra identità, trasmettendo al mondo ciò che siamo e ciò in cui crediamo. Accade allora che nel momento in cui un jeans o un maglione si siano rovinati con un lavaggio sbagliato o siano troppo logori per essere ancora indossati da noi o da altri dirgli addio diventi una “tragedia”.

È quello che accade in questa puntata di “Circolare Conviene”, la web sitcom prodotta da EconomiaCircolare.com e GreenFactor.it, che immagina le esperienze quotidiane della giornalista ambientale Letizia Palmisano e, in questa seconda parte, della sua coinquilina Chiara Iannaccone, interpretata dalla communication specialist e attrice omonima, alle prese con i dilemmi di tutti i giorni legati alla sostenibilità.

Dopo aver ripassato cosa deve conferito nella raccolta del vetro e cosa no, Chiara si rende conto che uno dei suoi maglioni preferiti è irrimediabilmente rovinato: non resta che gettarlo via. Sì, ma dove?

Fortunatamente Letizia ha la risposta pronta e riesce ad evitare che un bene così prezioso come il materiale tessile possa finire nell’indifferenziato. D’altronde il malinteso è dietro l’angolo: nella raccolta del tessile possono essere conferiti diversi tipo di tessuto, anche vecchi lenzuoli, dunque non solo indumenti ancora in buono stato. Dopo una selezione degli stessi – perché ahinoi non tutto è facilmente riciclabile – il maglione di Chiara potrebbe essere riciclato e diventare, ad esempio, una bellissima sciarpa.

Cosa fare con un maglione che non possiamo più indossare

E se indagare e raccontare i processi legati al recupero e al riciclo del tessile è importante, lo è altrettanto far sì che le buone pratiche diventino un’abitudine che, con il minimo sforzo, ci consentano di rimettere in circolo il materiale in un flusso virtuoso che “conviene”, come recita il titolo della nostra web sitcom, in tutti i sensi.

Scendiamo allora nel pratico e immaginiamo diverse situazioni che avrebbe potuto incontrare Chiara con il suo maglione. La prima accortezza da prendere è senz’altro informarci, ancora prima dell’acquisto, su come deve essere curato il nostro futuro maglione: se è un materiale molto delicato che va necessariamente lavato a mano o, come avviene in alcuni casi con il velluto, a secco, è bene domandarci se è davvero il capo che fa per noi, che a malapena abbiamo voglia di caricare la lavatrice. Una volta appurato ciò, è sempre bene controllare l’etichetta che indica come, se a mano o in lavatrice, e a che temperatura, lavare il nostro indumento.

Anche il numero di lavaggi influisce sul ciclo di vita del capo: senza suggerire pratiche poco igieniche, è bene sapere che a volte con un materiale naturale come la lana è spesso sufficiente esporre all’aria l’indumento invece di lavarlo a stretto giro.

Se il tempo dovesse poi far il suo corso e, ad esempio, il maglione dovesse bucarsi, ci sono buone probabilità di renderlo ancora indossabile rammendandolo, magari in maniera creativa, senza nascondere quindi il rammendo ma enfatizzandolo con colori e ricami. Se invece il maglione non presentasse particolari segni di usura, ma per qualche motivo non dovesse più fare per noi, ad esempio perché abbiamo cambiato taglia, possiamo donarlo attraverso una delle tante associazioni benefiche oppure metterlo in vendita sulle app o ai mercatini dell’usato, non da meno una buona idea può essere organizzare uno swap party con amiche e amici, o regalare il maglione a qualche parente che potrebbe dargli una nuova vita.

Ci sono insomma tante azioni da mettere in campo per non dover dire addio ai vostri capi ma, se proprio dovesse succedere di doverlo fare, ricordatevi di fare come Chiara e conferirli nella raccolta del tessile.