Rapporto PEFC 2022: continuano ad aumentare le foreste gestite in modo sostenibile in Italia

Nell’ultimo anno in Italia è aumentata la superficie forestale gestita in maniera sostenibile: il 2021 si è infatti chiuso positivamente con 892.609,63 ettari certificati,con un incremento di circa 3.600 ettari rispetto al 2020.
Sono i dati che emergono dal nuovo Rapporto Annuale del PEFC Italia (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes), l’ente promotore della certificazione della buona gestione del patrimonio forestale.

A livello territoriale, il 2021 ha visto l’entrata della certificazione in due nuove regioni, Liguria e Calabria, portando così a 14 il numero di regioni e Province Autonome. Il Trentino Alto-Adige si conferma capofila, in quanto regione con la superficie forestale certificata più estesa con 556.147,9 ettari, considerando quelli curati dal Bauernbund – Unione Agricoltori di Bolzano -, le aree gestite dal Consorzio dei Comuni Trentini e dalla Magnifica Comunità di Fiemme nella provincia di Trento.

Al secondo posto il Friuli Venezia Giulia, con 95.163,78 ettari, di cui la maggior parte gestiti da UNCEM FVG, mentre al terzo il Veneto con 74.410,95. A seguire ci sono le superfici forestali certificate di Lombardia, Piemonte, Toscana, Lazio, Basilicata, Emilia Romagna, Umbria e Marche, con le prime certificazioni ottenute nel 2021 in Liguria e Calabria.

Tra le regioni in particolare crescita spicca il Lazio, con la certificazione per la Gestione Forestale Sostenibile degli oltre 6.000 ettari della Tenuta Presidenziale di Castelporziano, una delle tre residenze istituzionali del Presidente della Repubblica italiana: area dal grande valore naturalistico caratterizzata dall’alto livello di biodiversità e riconosciuta Riserva naturale dello Stato, la Tenuta è un’oasi che custodisce delicati ecosistemi forestali caratterizzati da una considerevole varietà floristica (circa 1.000 specie) e faunistica (oltre 3.000 specie).

Nella regione sono inoltre arrivate a compimento la certificazione del Gruppo “Monti Cimini ed Altri Comprensori Forestali del Lazio”, promossa da Findus, e del Comune di Rocca di Papa (RM), con il supporto di Carte d’Or (Algida): due progetti che testimoniano l’importanza della sinergia tra mondo forestale e dell’industria impegnata nella tutela del patrimonio forestale italiano.

Il 2021 ha inoltre confermato l’andamento positivo, già visto nel 2020, per quanto riguarda il numero di aziende di trasformazione che scelgono legno provenienti da foreste certificate: l’incremento, spiega il PEFC Italia, è dell’8,4%, con 134 nuove aziende che hanno ottenuto la certificazione di Catena di Custodia PEFC, per un totale di 1278.

livello geografico, la maggior parte delle aziende con certificazione di tracciabilità (Catena di Custodia) si trova al Nord (1051). Il Veneto si conferma sul primo gradino del podio, con 287 aziende, seguito dalla Lombardia (211), dal Trentino Alto Adige (192) e dal Friuli Venezia Giulia (151).
Al Centro le aziende certificate sono 175 e si concentrano in Toscana (64) e Lazio (44). Al Sud, infine, si contano 55 aziende, di cui la maggior parte in Campania (36); in Puglia sono 9 mentre in Sicilia si arriva a quota 5.

settori che hanno registrato lo sviluppo maggiore sono quelli della prima parte della filiera ovvero le ditte boschive e la produzione di legna da ardere e altri combustibili (pellet, cippato ecc.), quello dell’edilizia, che vede nel legno un materiale sostenibile e rinnovabile se proveniente da foreste ben gestite e certificate PEFC. L’edilizia porta con sé un vasto numero di produzioni ad esempio legno lamellare, pannelli, pavimenti, infissi ecc. che sono anch’essi in crescita. Altri settori che hanno registrato un incremento sono gli imballaggi in carta e i componenti per mobili.

“Il 2021 è stato un anno importante per il PEFC in Italia, segnando una ripresa di fiducia e di attività importanti per tutto il settore del legno, anche nella prospettiva degli obiettivi importanti e sfidanti che l’Unione Europea si è data per il contenimento della crisi climatica e nonostante i forti aumenti di prezzo e difficoltà di fornitura: sono stati messi a punto i programmi e progetti del PNRR e si è percepito, anche fuori dagli ambienti professionali, che foreste e legno giocheranno un ruolo centrale in questa partita”, spiega Francesco Dellagiacoma, Presidente PEFC Italia.

Nel corso del 2021 inoltre PEFC Italia ha lanciato il nuovo standard per i Servizi Ecosistemici PEFC, il primo rilasciato a livello mondiale nella “famiglia” PEFC. I Servizi Ecosistemici possono essere definiti come i benefici multipli forniti dagli ecosistemi al genere umano, a partire dalla capacità di assorbire CO2, contrastando il cambiamento climatico ma anche il rischio idrogeologico, la tutela della biodiversità e la capacità di svolgere funzioni turistico-ricreative. Grazie a questa certificazione, i gestori forestali possono valorizzare, garantire e comunicare ulteriormente questi benefici aggiuntivi incrementati dalla gestione attiva delle risorse forestali.

La prima area a valorizzare i propri servizi ecosistemici aderendo al nuovo standard e ricevendo la certificazione di PEFC Italia è la Foresta demaniale regionale del Cansiglio, gestita da Veneto Agricoltura, che rientra nel Gruppo di certificazione forestale PEFC “ForestaAmica” gestita da Coldiretti Belluno.

“In questi mesi – commenta Dellagiacoma – abbiamo compiuto passi importanti per la revisione degli standard di certificazione forestale, con la strategica aggiunta del Verde Urbano e la pubblicazione della prima versione dei Servizi Ecosistemici delle foreste PEFC: nell’elaborazione di questi documenti c’è stata una grande partecipazione da parte di accademici, ricercatori, tecnici e professionisti impegnati in varie istituzioni, che racconta la rilevanza che siamo riusciti a costruire nel settore forestale”.

“La certificazione di gestione forestale sostenibile fornisce la garanzia che le foreste vengano gestite in linea con stringenti requisiti ambientali, sociali ed economici, mettendo in equilibrio persone, pianeta e profitto”, aggiunge Antonio Brunori, Segretario Generale PEFC Italia. “Siamo orgogliosi dei numeri che stiamo registrando e soprattutto dell’interesse per le nostre iniziative, perché confermano la crescita della sensibilità ambientale da parte di tutti gli attori della filiera – dai gestori forestali ai consumatori, passando per le aziende di trasformazione. Ci sono maggiore consapevolezza e interesse nella salvaguardia del pianeta: la certificazione PEFC è uno degli strumenti individuati per la tutela delle foreste, baluardo principale contro il cambiamento climatico. Anche per questo continueremo con il nostro lavoro a 360 gradi, che prevede anche la sensibilizzazione su più fronti grazie a numerosi progetti di divulgazione, tra cui #TheTalkingForest, un ciclo di webinar che ci permette di raccontare al grande pubblico e ai consumatori esempi positivi e reali che hanno saputo coniugare impresa e rispetto dell’ambiente, anche grazie alla scelta di materiali certificati PEFC”.

Fonte: comunicato stampa
Foto: PEFC Italia – Ludovica Nati

Con il Covid le città italiane non sono diventate più green

Alcune città europee hanno reagito alla pandemia di Covid-19 iniziando a ripensare la mobilità urbana e accelerando la transizione ecologica. In Italia, invece, (quasi) solo passi indietro. Lo rivela un rapporto pubblicato dalla Clean Cities Campaign, una coalizione di organizzazioni che chiedono ai sindaci delle città europee impegni concreti per raggiungere una mobilità a emissioni zero entro il 2030. Un traguardo che al momento appare ancora molto lontano.

Il rapporto – intitolato “Pan-European City Rating and Ranking on Urban Mobility for Liveable Cities – è stato lanciato oggi in occasione della tappa romana della campagna itinerante di Legambiente, uno dei partner nazionali della campagna Clean Cities in Italia.

Il City Ranking ha analizzato 36 città in 16 Paesi europei. E le ha classificate sulla base dello stato della mobilità urbana e della qualità dell’aria. Tra le variabili considerate: lo spazio urbano dedicato a pedoni e biciclette; i livelli di sicurezza per pedoni e ciclisti sulle strade urbane; i livelli di congestione del traffico urbano; l’accessibilità ed economicità del trasporto pubblico locale; l’infrastruttura per la ricarica dei veicoli elettrici; le politiche di riduzione del traffico, dei veicoli inquinanti e l’offerta di servizi di sharing mobility.

I risultati del rapporto

Mentre alcune grandi città europee, come Parigi, hanno fatto significativi passi avanti, l’obiettivo di una mobilità urbana a zero emissioni entro il 2030 è ancora lontano. Ancora di più in Italia. Le quattro città italiane analizzate sono tutte nella parte bassa della classifica: Milano al 20esimo posto; Torino al 23esimo; Roma al 32esimo; e Napoli ultima in classifica, al 36esimo posto.

Il primo posto è stato conquistato da Oslo, seguita da Amsterdam, Helsinki e Copenaghen. Ma nessuna delle 36 città può dirsi soddisfatta. Infatti un punteggio inferiore al 100% indica che si sta facendo troppo poco per raggiungere la mobilità a emissioni zero entro il 2030. I punteggi vanno dal 71,5% di Oslo al 37,8% di Napoli.

“Le città italiane potevano uscire dalla pandemia trasformate in meglio: meno inquinamento dell’aria, meno auto in circolazione, più bici e trasporto pubblico. Purtroppo non hanno raccolto la sfida e spesso hanno fatto addirittura passi indietro” afferma Claudio Magliulo, responsabile della campagna Clean Cities in Italia. “Altre città europee, invece, hanno dimostrato che si può reinventare lo spazio urbano nel tempo di una stagione: Parigi ha ad esempio investito nella riduzione drastica del traffico veicolare e nella promozione della mobilità pedonale e ciclistica. E così facendo è riuscita a strappare a Stoccolma il quinto posto in classifica, tallonando le  altre capitali scandinave”.

La crisi climatica impone scelte radicali. Secondo la Clean Cities Campaign, azzerare le emissioni della mobilità urbana entro il 2030 sarà essenziale per tenerci sulla strada degli obiettivi sul clima di Parigi: -55% CO2 entro il 2030 e neutralità climatica a metà secolo.

Quasi tre europei su quattro vivono nelle città, dove si concentra anche la maggior parte delle attività economiche e dei consumi. La transizione energetica ed ecologica, quindi, passa necessariamente per le aree urbane. A partire da come ci muoviamo. Il settore dei trasporti, infatti, contribuisce a un quarto delle emissioni di gas serra in Italia e in Europa, ed è l’unico ad aver registrato un aumento delle emissioni dal 1990.

Ma una mobilità non sostenibile significa anche congestione urbana e inquinamento dell’aria. Delle trenta città con la peggiore qualità dell’aria in Europa, dieci sono italiane. E infatti il nostro Paese è oggetto di molteplici procedure d’infrazione europee per l’assenza di politiche adeguate in materia

“Le città italiane sono tra le più inquinate e congestionate d’Europa. Non si tratta di un incidente di percorso, ma del prodotto di decenni di centralità dell’auto e di dipendenza dai combustibili fossili.

Abbiamo progettato le nostre città, e le abbiamo modificate negli anni, con in mente l’automobile” conclude il responsabile di Clean Cities Italia. “È il momento di invertire questo paradigma, ripensando lo spazio urbano e la mobilità, a favore degli spostamenti a piedi, in bici e con i mezzi pubblici o di sharing mobility. Ma per farlo, e rapidamente, i sindaci italiani dovranno dimostrare più coraggio e lungimiranza”.

Fonte: comunicato stampa
Foto: Pixabay