shadow image of a plane flying during sunset

Ending short flights would cut EU imports of Russian oil by €2 billion

Ending short-haul flights in the EU, where a rail alternative already exists, would save enough jet fuel to reduce the bloc’s annual oil imports from Russia by around €2 billion annually, according to new analysis by Greenpeace Central and Eastern Europe. The new calculations come ahead of a meeting of EU leaders in Versailles on Thursday and Friday to discuss ways to reduce the EU’s dependence on energy imports from Russia. 

Short-haul flights that already have a train connection consume about 4.35 million tonnes of kerosene in a regular pre-pandemic year, and emit the equivalent of 23.4 million tonnes of CO2. Russia is the largest single supplier of oil to the EU, accounting for around 27% of oil imports to the bloc, meaning one flight in every four is powered by Russian oil. At average market prices for Russian oil, the amount spent on oil-based jet fuel for flights that have a train connection amounts to around €2 billion annually, though the figure is likely to be even higher given the current soaring oil prices.

Herwig Schuster, spokesperson for Greenpeace EU Mobility For All campaign, said:

“Europe’s transport system is addicted to oil – fueling bloody conflict and the climate crisis. Using less energy is the quickest and easiest way to stop funding Putin and to tackle climate breakdown. Cutting short-haul flights where there’s a decent rail alternative is low-hanging fruit that will immediately bring oil use down.”

Greenpeace is calling for a ban on short-haul flights in the EU

Greenpeace is calling for a ban on short-haul flights in the EU, where a train connection exists, as a measure to immediately reduce Europe’s dependency on crude oil that is driving conflict and climate breakdown. A recent Greenpeace report shows that a third of the busiest short-haul flight routes in Europe have a train connection under six hours.

Greenpeace is also calling on European leaders to phase-out the sale of new cars with combustion engines latest by 2028 and massively invest in improving the European rail sector, including at least 30 new train connections in the next three years. 

62% of Europeans support a ban on short haul flights, according to a survey conducted by the European Investment Bank and a large majority support the development of daytime and night trains.

Source: press release

Posidonia decennio del mare unesco

Save the Wave: parte il progetto che ripristina gli ecosistemi del Mediterraneo piantando Posidonia oceanica, le “foreste del mare”

Si parte dal Golfo di Palermo per abbracciare, onda dopo onda, tutto il bacino del Mediterraneo, con l’obiettivo di tutelare e ripristinare gli ecosistemi marini del Mediterraneo con particolare attenzione alle praterie di Posidonia oceanica, alle popolazioni di coralli e di altre specie. È questo in sintesi Save The Wave.

Cosa è Save the Wave

Save the Wave è un progetto concreto di tutela del mare – coordinato dal team di Ocean Literacy della Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO (IOC-UNESCO) e nato nell’ambito del Decennio delle Scienze del Mare per lo Sviluppo Sostenibile (2021 – 2030) – che alle azioni di ripristino affianca iniziative di divulgazione e sensibilizzazione, per promuovere la consapevolezza dei cittadini sul ruolo svolto dagli ecosistemi marini per mitigare il cambiamento climatico ed ottenere un oceano sano, resiliente e produttivo entro il 2030. L’intento è creare una rete di iniziative e sinergie tra aziende, ricercatori e ricercatrici, università, organizzazioni no-profit.

I primi risultati di Save the Wave sono già “visibili” nel golfo di Palermo, a Mondello, dove in collaborazione con E.ON Italia, primo partner ad abbracciare il progetto, e al biologo marino Antonio Scannavino è iniziata in questi mesi la riforestazione di 100 mq di Posidonia oceanica, per rigenerare l’ecosistema precedentemente esistente in quella zona.

Cosa è e a cosa serve la Posidonia oceanica

Pianta marina endemica del Mar Mediterraneo, la Posidonia oceanica è in grado di formare grandi praterie sommerse, vere e proprie “foreste del mare” che favoriscono la biodiversità, fungendo da casa e fonte di cibo per molluschi, pesci e crostacei. “Le praterie di Posidonia sono un ecosistema che ospita circa il 25% della biodiversità del Mediterraneo. Inoltre, proprio come le piante terrestri, la Posidonia oceanica produce ossigeno e cattura biossido di carbonio dall’atmosfera, intrappolandolo nelle radici e nel substrato sottostante per centinaia o addirittura migliaia di anni: sono quindi ecosistemi Blue Carbon, alleati fondamentali per contrastare gli effetti del cambiamento climatico”, spiega Francesca Santoro, Specialista di Programma della Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO e promotrice in Italia del Decennio del Mare (2021-2030).

Gli ulteriori scopi del progetto

Con Save the Wave verranno inoltre ripristinati e tutelati i coralli del Mediterraneo, importanti risorse oggi in pericolo a causa delle azioni umane e del cambiamento climatico. “Ripristinare ecosistemi essenziali per la salute dell’oceano è quanto mai urgente: il progetto Save the Wave ci permette di farlo parlando a un pubblico il più ampio possibile e soprattutto creando consapevolezza nella società”.

Il progetto ha, infatti, anche uno scopo educativo, per raccontare il tema del Blue Carbon e dell’assorbimento della CO2 da parte dell’oceano, grazie al coinvolgimento degli studenti del Liceo Galileo Galilei di Palermo che stanno seguendo l’intero sviluppo della prateria di Posidonia oceanica.

Inoltre, punta a coinvolgere l’intera comunità locale: ai biologi e agli esperti si affiancano infatti i pescatori siciliani che hanno particolarmente a cuore l’habitat della zona e che stanno mettendo al servizio del monitoraggio la loro grande esperienza.

“È fondamentale coinvolgere la comunità locale e renderla consapevole della presenza degli ecosistemi marini. Con Save the Wave vogliamo sottolineare proprio questo: la piantumazione segna l’inizio di un percorso di ripristino che risulta efficace soltanto creando una cittadinanza attiva capace di promuovere essa stessa azioni di salvaguardia”.
Davide Villa, CCO di E.ON Italia aggiunge: “Da anni, abbiamo intrapreso una serie di iniziative concrete e di sensibilizzazione che coinvolgono anche i nostri clienti, in particolare, con il nostro progetto Energy4Blue. Dal 2021, siamo al fianco del Decennio del Mare per il ripristino della Posidonia oceanica nel Golfo di Palermo nell’ambito di Save The Wave. Siamo orgogliosi di supportare UNESCO in questo progetto che abbraccia tanti temi e che ci consente di salvaguardare il mare e l’ambiente, ridurre le emissioni, ma anche educare i più giovani e la comunità locale, per sviluppare una vera Generazione Oceano”.

Il futuro

Il progetto di ripristino punta ora a espandersi nel resto del Mediterraneo, come spiega Francesca Santoro: “Stiamo già identificando nuove aree in cui intervenire e parallelamente stiamo lavorando sul fronte dell’Educazione all’Oceano (Ocean Literacy), con l’iniziativa Save the Wave App Challenge, realizzata con Axa Italia e Gamindo e rivolta agli studenti dei licei”. Il programma prevede una formazione per i ragazzi sull’Ocean Literacy e sul coding per coinvolgerli in una vera e propria challenge in cui dovranno sviluppare idee per una app che supporterà la comunicazione del progetto Save the Wave. L’idea migliore sarà realizzata per lanciare un videogioco a impatto sociale e ambientale che consentirà di convertire i premi che le persone conquisteranno all’interno del gioco in progetti di rigenerazione di Posidonia, coralli e altri habitat.

 

Proprio il tema della ‘Revitalization’ sarà inoltre al centro del World Ocean Day di quest’anno (8 giugno 2022), per ricordare la necessità di agire insieme per dare nuova vita all’oceano. Allo stesso tempo, Save the Wave risponde alla call to action lanciata dalla Decade on Ecosystem Restoration (2021-2030) delle Nazioni Unite, che sottolinea la necessità di ripristinare gli ecosistemi danneggiati a causa delle attività umane. Il ripristino dell’ecosistema, in questo caso marino, è fondamentale per rispondere agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030, in riferimento ai cambiamenti climatici e alla conservazione della biodiversità.

 

Tutte le informazioni per supportare i progetti di ripristino degli ecosistemi marini sulla piattaforma del Decennio del Mare: www.decenniodelmare.it

Fonte: comunicato stampa
Foto: Decennio del Mare