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Lingua inglese fondamentale per queste 5 professioni del futuro

Interi settori si aggiornano e rivoluzionano da un giorno all’altro, le figure professionali evolvono a stretto giro, il mondo del lavoro è in continuo cambiamento e lo conferma uno studio curato da LinkedIn [1], da cui si sono identificate le 15 professioni più richieste del 2021: alcune totalmente innovative, come il Digital Media Specialist, altre più tradizionali, come l’Ingegnere, ma per le quali sono richieste nuove competenze.

Una skill imprescindibile, richiesta per tutte queste professioni, è la conoscenza della lingua inglese, fondamentale sia che si voglia intraprendere un percorso all’estero sia che si scelga di lavorare in Italia. Per dimostrarlo, Cambridge Assessment English, che da oltre 80 anni opera come ente certificatore della lingua inglese nel nostro paese, ha raccolto 5 tra le figure professionali più richieste nel 2021 e le storie di altrettanti lavoratori che hanno raggiunto i loro obiettivi grazie all’inglese.

Le 5 professioni del futuro con il must della lingua inglese

Data Scientist

Il Data Scientist si occupa di raccolta dati, tendenze e insight per capire ciò che gli utenti vogliono, cercano e sono disposti ad acquistare per poi trasformarlo in prodotto. Anche all’interno di uffici italiani, per la figura del Data Scientist è importantissimo sapere l’inglese, così da interfacciarsi con gli uffici dello stesso gruppo presenti in altri paesi o con i colleghi non italiani di uno stesso team. Secondo i dati raccolti da LinkedIn, la ricerca di questa figura da parte delle aziende è cresciuta del 46% dal 2019 a oggi.

Andrea Salvati (24 anni) è oggi Data Scientist per DAZN dalla sede londinese, ma ha alle spalle esperienze in Google e KPMG. Per lui l’inglese è stato fondamentale. «Nel mio percorso lavorativo ho fatto interview sia in italiano sia in lingua, anche per le aziende italiane, perché l’inglese è fondamentale, basti pensare agli uffici di DAZN in Italia, che si interfacciano con altri paesi o hanno al loro interno colleghi non italiani. Inizialmente nel writing avevo dei problemi, facevo spesso errori di spelling ed è per questo che è stato l’ambito in cui mi è più servito il supporto di Cambridge. Ho rafforzato la parte scritta e questo mi ha aiutato molto, soprattutto nelle email più formali».

Digital Media Specialist e Project Manager

Il Digital Media Specialist è una figura che unisce la gestione dei clienti a quella dei canali social utilizzati per raggiungerli passando per il monitoraggio del mercato. Spesso, inoltre, al Digital Media Specialist viene affidato un progetto nello specifico, affiancando a questa figura quella di Project Manager. La ricerca, per quanto riguarda i ruoli nel digital marketing, cresce di quasi il 33% ogni anno.

Michele Mik Leone (34 anni) è Digital Media Specialist e Project Manager per AGID (Agenzia per l’Italia Digitale) e nel suo lavoro utilizza l’inglese come lingua di riferimento. «Sono rientrato in Italia dopo aver lavorato in Australia e in altri paesi dove ho fatto tante esperienze professionali tra Digital Marketing e lo sviluppo di progetti. Con l’inglese ho avuto sicuramente una marcia in più. Adesso per AGID coordino un progetto europeo: EIAS, una piattaforma che gestisce sistemi di servizi al cittadino, integrandoli e federandoli con il resto d’Europa tramite SPID e carta di identità digitale. Prima della pandemia spesso viaggiavo a Bruxelles, e tutt’ora occupandomi di Cloud Computing, sicurezza informatica, ma non solo, lavoro sempre in inglese».

International Sales Manager

L’International Sales Manager di un’azienda ha il compito di vendere i prodotti e, in alcuni casi, creare delle partnership corporate basandosi su strategia, esperienza e team building. La conoscenza dell’inglese, quindi, non è importante solo verso l’esterno, ma anche all’interno, perché i team sono spesso prevalentemente internazionali. Secondo LinkedIn, la richiesta di questa figura è aumentata di oltre il 45% tra il 2019 e il 2020.

Tatiana Bazzi (32 anni) copre proprio questo ruolo in Treedom, una realtà nata a Firenze che si occupa di piantare alberi in tutto il mondo, e racconta come la conoscenza dell’inglese sia imprescindibile. «Mi occupo di clienti per i mercati Europa e mondo e gran parte della mia attività è in inglese. È infatti la lingua comune di tutto il team, per interfacciarsi con i colleghi stranieri e con i clienti internazionali. Fin dall’inizio, a livello lavorativo, avere la padronanza dell’inglese e non avere difficoltà a gestire le trattative, ma anche le relazioni interne col team, è una bella soddisfazione, così come concludere contratti con madrelingua».

Artificial Intelligence Specialist

Quella dell’Artificial Intelligence Specialist è una figura specializzata in intelligenza artificiale spesso inserita in aziende che si occupano di progettazione hardware e software. Tra le competenze fondamentali c’è l’inglese, lingua della tecnologia, ma anche il linguaggio di programmazione. Secondo LinkedIn, le assunzioni in questo settore sono aumentate del 32% tra il 2019 e il 2020.

Michele Celone (46 anni) CEO di MC SISTEMI, società italiana che si occupa di tecnologie per la movimentazione merci e che durante l’emergenza sanitaria ha creato Smart Occupancy, una piattaforma informatica per il conteggio delle persone nei centri commerciali, conosce l’importanza dell’inglese e stimola la formazione continua nella sua azienda. «Tutti i nostri operatori erano in grado di sostenere una conversazione in inglese, ma se vuoi crescere questo non basta. In azienda abbiamo quindi avviato un percorso per migliorare il livello linguistico di tutti i dipendenti e per le nuove assunzioni richiediamo almeno un livello B1 o B2. Siamo un’azienda ancora piccola, di 13 persone, ma il commerciale si relaziona con tutto il mondo. Quindi assumiamo solo persone che parlano inglese».

Aerodynamic Simulations Specialist

Gli ingegneri specializzati sono tra le figure più richieste nel settore automotive e tra le più importanti emerge quella delll’Aereodynamic Simulations Specialist, responsabile dello sviluppo della carrozzeria e degli aspetti aerodinamici della struttura dei veicoli. Dai dati raccolti da LinkedIn emerge che l’assunzione di ingegneri specializzati è aumentata di quasi il 25% tra il 2019 e il 2020.

In Lamborghini a ricoprire questa posizione c’è anche Vincenzo Sepe (28 anni), ingegnere aerospaziale. «Per il ruolo che ricopro sono coinvolto in tutta una serie di attività condotte in lingua inglese: conferenze internazionali, contatti con ingegneri di altre aziende, lo studio e la ricerca, che nel settore auto sono fondamentali. Per non parlare dello sviluppo dei processi e dei prodotti con team da tutto il mondo, o richieste di tesi che arrivano dall’estero. Insomma, l’inglese è semplicemente fondamentale. Sono entrato in Lamborghini con uno stage e avevo già una certificazione di inglese nel CV, quindi non ho dovuto sostenere il colloquio in lingua. Dopo essere stato consulente per tre anni, per entrare in azienda ho dovuto comunque affrontare anche un test in inglese».

[1] https://www.linkedin.com/pulse/linkedin-jobs-rise-15-opportunities-demand-hiring-now-andrew-seaman/

Fonte: comunicato stampa

Foto: Unsplash

Cantina del Morellino

Aumentano le cantine sociali e progetti digitali sul vino

È grazie alle cantine sociali d’Italia che più di 140.000 soci piccoli produttori vitivinicoli, circa 500 cantine cooperative e 9.000 addetti riescono unirsi a produzioni di qualità e ad ammortizzare costi fissi delle aziende, collaborando al 60% della produzione nazionale di uva complessiva e ad un giro d’affari di quasi 4,3 miliardi di euro. L’obiettivo è quello di ottenere vini di qualità ad un prezzo competitivo e di assicurare un’importante ricaduta sociale sul territorio, creando un sistema virtuoso di sostentamento delle famiglie del luogo.

Le cantine sociali

Si tratta di realtà che, nate ad inizio Novecento ma affermatisi a partire dagli anni ’70 prima in Francia e poi in Italia, oggi sono in grado di unire tradizione e innovazione. Da una parte infatti i produttori facenti parti delle cantine sociali sono spesso costituiti da nuclei familiari che, come custodi della tradizione, si dedicano con attenzione all’agricoltura e alla lavorazione della terra, prendendosi cura dell’ecosistema naturale e valorizzando il territorio con una conduzione agronomica votata alla sostenibilità e all’aspetto biologico. Dall’altra invece le cantine sociali mettono in campo agronomi specializzati sul territorio, la vinificazione separata delle uve proveniente dalle particelle più vocate, automazione e tecnologie moderne in grado di assicurare sempre valori organolettici di altissimo livello.

L’innovazione delle cantine sociali 

Soprattutto in un anno difficile come quello appena trascorso, che da una parte ha visto una flessione del settore Ho.Re.Ca ma dall’altra un aumento di domanda di vino nella grande distribuzione e il boom dell’e-commerce, le cantine sociali possono dunque avere un impatto positivo sotto tanti punti di vista. Ad esempio, in un sistema vitivinicolo frammentato come quello italiano hanno il pregio di creare aggregazione e valorizzare il tessuto produttivo.

“L’evoluzione fondamentale per le cantine sociali, sulla scia di quelle Alto Atesine, da sempre le più innovative, è rappresentata dall’ottenimento di un risultato qualitativo maggiore ottenuto seguendo quotidianamente in ogni fase i conferitori di uve nella cura del vigneto, nelle procedure e tecniche agronomiche; in altre parole adesso viene pianificata e controllata tutta la filiera e questo consente un risultato più omogeneo e di alto livello”, sottolinea Giampaolo Bertini, Product Manager di Etilika, l’enoteca online specializzata nella ricerca, selezione e vendita dei migliori vini made in Italy. “Inoltre, è migliorato l’approccio al mercato, con primi passi importanti per dare spazio sia alla tradizione che ai prodotti, attraverso il marketing e la promozione”.

Per questo Etilika sta lavorando per valorizzare il mondo delle cantine sociali, non solo tramite il canale di vendita dell’e-commerce ma anche dando spazio al racconto di queste realtà attraverso la voce dei produttori, per creare e rafforzare il legame tra consumatori, produttori e territori di cui le cantine sociali sono rappresentanti. “È per noi fondamentale, proprio al fine di far emergere il più possibile queste realtà, dare la possibilità di far raccontare il prodotto con le voci dei produttori, in grado di trasmettere contenuti e valori ancora troppo spesso sconosciuti al cliente finale”, aggiunge Bertini.

Etilika e wine podcast

Le cantine sociali sono infatti tra i protagonisti de “I Winecast di Etilika”, un format fatto di centinaia di brevi contenuti audio in cui, per la prima volta su un e-commerce, i produttori raccontano in prima persona le caratteristiche dei propri vini, offrendo ai clienti un’esperienza unica e originale. In un viaggio da Nord a Sud, Etilika ha dunque selezionato tre cantine sociali che, custodi del loro territorio, si aprono all’innovazione e puntano sull’ecommerce per dare “voce” a tutti i loro produttori.

Cantine d’Europa, la cantina sociale sostenibile in Sicilia – In Sicilia, in provincia di Trapani, la cooperativa “Cantine Europa” raccoglie produttori di grandi dimensioni che hanno avviato un processo di sviluppo basato sulla sostenibilità e la qualità. Il vino arriva in tavola con l’etichetta “La Sibiliana”, un brand che unisce i prodotti provenienti dalle migliori uve, selezionate per ottenere prodotti territoriali di qualità. Tra i vini a marchio storico di Cantine Europa spicca il Nero d’Avola Eughenes di Sibiliana, frutto delle uve selezionate dai vigneti che crescono sulle colline del trapanese, su suoli argillosi, ricchi di minerali. Di colore rosso rubino luminoso, si caratterizza per note fruttate di prugna, lamponi e amarena sotto spirito, note floreali di violetta e geranio, delicati richiami speziati alla cannella e al tabacco.

Cantina Vignaioli di Scansano: in Toscana la tradizione si unisce all’innovazione – Nata nel 1972 nel cuore della Maremma toscana, la Cantina Vignaioli di Scansano produce solamente vini della tradizione. L’impegno per la valorizzazione della tradizione si unisce però ad uno sguardo rivolto al futuro, con grande attenzione alla sostenibilità di tutti i processi, risorse energetiche rinnovabili, riduzione impatto ambientale sia in vigna che in cantina. Tra i vini più rappresentativi della cooperativa c’è il Roggiano, Morellino di Scansano DOCG, composto al 95% di Sangiovese e al 5% da Alicante: le uve arrivano dai vigneti dei soci, situati tra 200 e 300 metri di altitudine e coltivate su terreni principalmente composti di arenarie e limo. Il Roggiano della Cantina Vignaioli di Scansano si presenta di colore rubino pieno con giovanili riflessi purpurei e in bocca è vivo, con freschezza e bei tannini ingentiliti dal frutto. Perfetto con una selezione di salumi e pecorini maremmani, come con gli gnocchi di pane al cinghiale.

Cantina d’Isera, da cento anni in Trentino – Costituita oltre cento anni fa, in Trentino la Cooperativa di produttori Cantina d’Isera si contraddistingue per l’attenzione ai particolari ed una grande incisività sul territorio. La cantina sociale è infatti costituita da 150 famiglie, custodi delle tradizioni locali, che tramandano attraverso le generazioni la passione per la viticoltura attraverso i grandi classici tra cui il Marzemino simbolo di questa terra generosa e gentile. Tra i vini che meglio raccontano questa realtà c’è il Moscato Giallo, una varietà aromatica che vanta una tradizione secolare nella regione. Viene infatti coltivato a macchia di leopardo in moltissimi vigneti dei soci produttori della cooperativa. L’uva quando raggiunge la maturazione si contraddistingue per una buccia gialla, spessa e profumata e nel bicchiere permette di cogliere sensazioni aromatiche e note di lavanda.

Fonte: comunicato stampa

Foto: Vignaioli di Scansano