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Brindisi dal Capodanno del 2100

Ho aperto la mail e ho trovato un augurio un po’ strano,
da un tempo che sembra così lontano.
Non porta lustrini, non porta regali,
ma solo sussurri di futuri reali.
È un brindisi fragile, sa già di memoria,
per noi che del mondo oggi scriviamo la storia.

Proseguo la mail e così trovo scritto
di messaggi dal futuro un bel gruppetto

«Vi auguriamo la sabbia finissima tra i piedi,
quella che nel 2100 ormai non più vedi.
Noi dalle Maldive, su pali sospesi,
ricordiamo atolli da un mare contesi.
Vi auguriamo una piazza che sia senza marea,
non come a Venezia, che dell’acqua alta è in balia,
dove ormai s’ormeggia la barca al secondo balcone
e ciò che accadde al primo piano vi serva da lezione.»

«Vi auguriamo il corallo, i suoi mille colori,
non bianchi scheletri e muti dolori.
Un pesce pagliaccio che danzi davvero,
non dentro un visore, virtuale e menzognero.
Vi auguriamo il concerto di un bosco che è vivo,
non un mondo che a parte il ricordo ne è privo.
Dall’Amazzonia, che ora è savana assetata,
vi auguriamo la pioggia, da noi mai più arrivata.»

«Vi auguriamo la neve, che imbianchi il sentiero,
non la roccia che frana da un ghiacciaio nero.
Vi auguriamo un ulivo che dia ancora ombra e frutto,
non un fantasma d’argento che ha perso già tutto.
Vi auguriamo il sapore di un campo fecondo,
non serre idroponiche in cima al mondo,
mentre il Delta del Po, reso sterile e salso,
rimpiange il suo grano, in un pensiero che ormai suona falso.»

E non crediate sia un fato già scritto,
un destino crudele, un altrui delitto.
È anzi in quel volo aereo che vi sembra un diritto,
in quel cibo sprecato con quel gesto distratto.
È nell’acqua che scorre con troppa allegria,
in quell’abito nuovo buttato già via.
È in quell’alimento intercontinentale servito nel piatto,
che il nostro futuro diventa un vostro misfatto.

Perciò buon anno, gente del duemila Ventisei,
ma ricordate che il Duemilacento dipende da voi.
Ogni scelta è una riga, un destino diverso,
per non consegnarci un pianeta spoglio e sommerso.
Che il vostro sia l’anno di un patto sincero,
perché il nostro augurio funzioni da messaggero.
Siate gli antenati di cui andare fieri,
non solo i colpevoli distratti di ieri.

Qui la mail dal 2100 giunge a conclusione e io vorrei tanto rispondere che abbiamo imparato la lezione.

E se tu che ascolti vuoi approfondire di più, fammelo sapere,
nei commenti un articolo ti farò avere.

Perdona intanto la licenza un po’ matta,
da una dilettante dal cuore verde questa filastrocca è scritta.