consigli beauty case Abiby

5 consigli per un beauty case estivo che pensa all’ambiente

Con l’estate alle porte iniziamo a fare incetta di prodotti per curare il nostro corpo sia nella vita di tutti i giorni che in vacanza. Non dimentichiamoci che, però, anche nei momenti di relax, dobbiamo sempre rispettare la natura e proteggere il nostro Pianeta. La sostenibilità non dorme mai! Perciò, possiamo affrontare questa nuova stagione, prestando attenzione a piccole azioni quotidiane che possono comunque fare la differenza, a partire dalla beauty routine.

La scatola”No Plan(et) B” amica dell’ambiente

Per sottolineare l’importanza di uno stile di vita più sostenibile, sotto ogni punto di vista, Abiby, talent scout di prodotti must have nel mondo beauty e leader italiano nel settore delle beauty box in abbonamento, ha creato “No Plan(et) B”, la box del mese di giugno pensata per stimolare il cambiamento partendo dai piccoli gesti quotidiani e per porre l’attenzione su alcune problematiche che affliggono il nostro mondo, dall’inquinamento dei mari e dell’ambiente fino alle discriminazioni di genere.

“No Plan(et) B ci ricorda che c’è un solo pianeta, per tutti, e che, anche se siamo una piccola goccia in un enorme oceano e da soli sembriamo piccoli e impotenti, insieme possiamo essere una forza travolgente in grado di cambiare il mondo”, spiega Valentina Abramo, Brand Partnership Manager di Abiby. “Per questo cambiamento non serve compiere grandi passi, ma si può partire dalle piccole cose, come la beauty routine. Scegliendo ingredienti naturali, privi di siliconi e sostanze inquinanti, preferendo prodotti dalla filiera produttiva corta e con packaging riciclabili o riciclati, infatti, anche le nostre scelte di bellezza possono fare la differenza”.

In vista delle vacanze estive e per chi sta per fare i bagagli, Abiby condivide quindi 5 consigli per un beauty case estivo amico dell’ambiente, dai solari che non danneggiano il mare fino ai prodotti idratanti naturali passando per gli scrub senza microplastiche che aiutano non solo a prendersi cura della pelle e dell’abbronzatura, ma anche dell’ambiente.

5 consigli per proteggere corpo e Pianeta

Gel idratante naturale: per coccolare la pelle dopo le ore al sole

Step fondamentale in tutte le routine di bellezza, l’idratazione è essenziale per una pelle bella e rimpolpata soprattutto d’estate, quando le molte ore trascorse al sole possono mettere a dura prova il suo equilibrio. In un beauty case estivo, quindi, non possono mancare gel e creme idratanti dalla texture leggera, meglio se naturali, che non ungono e vengono assorbiti in fretta dalla cute.

Il consiglio di Abiby: il Gelée d’Eau de Raisin Hydratante della nuova linea Vinosource-Hydra di Caudalie, che verrà lanciato in esclusiva nella beauty box Abiby di giugno “No Plan(et) B”. Pensato per tutti i tipi di pelle, il gel si prende cura del microbioma assicurando un’idratazione costante e duratura. Punto di forza la formulazione naturale e leggerissima che sfrutta le proprietà dell’Acqua d’Uva Bio, un’acqua vegetale dalle molteplici virtù, naturalmente ricca di oligoelementi lenitivi, polifenoli antiossidanti e zuccheri idratanti e che rende la pelle visibilmente più sana e bella, proteggendola da eventuali squilibri.

Scrub: meglio se naturale e senza microplastiche

Con l’arrivo dell’estate è importante detergere ed esfoliare la pelle per eliminare le cellule morte, permettere una migliore idratazione e favorire un’abbronzatura più rapida e duratura. Scrub e gommage, però, possono contenere microplastiche che, una volta sciacquate, si riversano in mare. Per questo motivo è fondamentale fare attenzione all’INCI e optare per scrub realizzati con ingredienti naturali come noccioli di frutti, sali o semi; da evitare, invece, quelli che tra i componenti presentano Polymethyl methacrylate (PMMA), Polyethylene terephthalate (PET), Polyethylene (PE), Nylon o Polypropylene (PP).

Il consiglio di Abiby: lo Scrub Viso naturale di Ecooking, casa di cosmesi 100% ecologica, che è realizzato con semi di mandorle macinati, burro e olio e lascia la pelle idratata prevenendo anche i primi segni dell’invecchiamento.

Crema solare: amica del mare e della pelle

Proteggere la pelle dal sole è importante tutto l’anno, ma lo è soprattutto in estate, quando la cute rimane esposta più a lungo ai raggi UVA e UVB. Oltre a prendersi cura della pelle, però, è fondamentale prendersi cura anche dell’ambiente e prediligere solari naturali e senza componenti chimici che potrebbero inquinare il mare; tra questi l’oxybenzone, il butylparaben, l’octinoxate e il methylbenzylidene camphor che, uccidendo i coralli, causano un grave squilibrio dell’ecosistema.

Il consiglio di Abiby: la Crema Solare Ischia SPF30 di Acqualai, una protezione solare biodegradabile, vegana e reef-safe ad ampio spettro con filtro fisico per viso e corpo che riflette i raggi UVA e UVB creando uno schermo protettivo in superficie. L’assenza di filtri chimici, di parabeni, siliconi e solfati la rende sicura per la pelle, ma anche per il mare e la barriera corallina.

Prodotti solidi: per viaggiare leggeri e ridurre la plastica

Stop a prodotti travel size usa e getta acquistati solo per le vacanze estive e poi dimenticati in valigia, il beauty case amico dell’ambiente predilige i prodotti solidi che aiutano non solo a ridurre gli sprechi, ma anche la plastica. Via libera quindi a shampoo e balsamo solidi e saponette, meglio se a base di ingredienti naturali, per rispettare pelle e capelli, ma anche l’ambiente riducendo il packaging al minimo indispensabile.

Il consiglio di Abiby: lo Shampoo solido idratante di My.Haircare, senza parabeni e vegan friendly, che, grazie agli estratti di Aloe Vera, Fico d’India e semi di carruba e alle loro proprietà idratanti e idroattive, deterge lasciando il cuoio capelluto rinfrescato e rivitalizzato e aiuta a ringiovanire i capelli fino alle punte.

Spray capelli: per proteggere la chioma dai raggi UV

Non solo la pelle, anche i capelli risentono dell’esposizione al sole e dei raggi UV, che li danneggiano rendendoli secchi, opachi e più fragili. Soprattutto in caso di capelli che hanno subito trattamenti schiarenti o coloranti e che, quindi, sono già privi della loro naturale umidità, è importante prevenire l’effetto crespo e i possibili danni usando spray in grado di nutrirli e proteggerli, meglio se a base di ingredienti naturali.

Il consiglio di Abiby: l’Olio Solare Capelli Luxury Argan di EMMEDICIOTTO, uno spray protettivo, ristrutturante e schermante che grazie al mix di olio di Argan e vitamina E aiuta a proteggere i capelli dal sole, dalla salsedine e dal cloro e a mantenere il colore più a lungo, senza ungere.

Fonte: comunicato stampa

Foto: Abiby

Progetto ECCO: economia circolare e inclusione sociale

L’Italia è pronta a trasformare il suo paradigma economico in un modello circolare in grado di ridurre l’impatto ambientale e incentivare processi positivi e costruttivi di inclusione sociale. Di fatto, sono le imprese, gli enti pubblici, le cooperative, le scuole e gli stessi studenti a mettere in atto questo bisogno di cambiamento.

È il quadro che emerge alla fine del progetto ECCOEconomie Circolari di COmunità, promosso da Legambiente e finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali che in 18 mesi ha coinvolto oltre 700 realtà territoriali, 24 scuole e oltre 3000 studenti in tutta Italia, con l’obiettivo di promuovere l’economia circolare attraverso percorsi formativi mirati a favorire da una parte, un modello produttivo che punti alla riduzione degli sprechi e dell’inquinamento, e dall’altra nuove forme di occupazione. 

Descrizione del progetto ECCO

ECCO ha visto nascere 15 “poli di economia circolare” in tutta la penisola, chiamati Rihub, che per un anno e mezzo, nonostante le difficoltà legate alla pandemia in corso, hanno organizzato corsi formativi ai green jobs focalizzandosi su diverse filiere sostenibili: dall’ecoturismo all’eco-ristorazione, dal cicloturismo all’apicoltura, dalla rigenerazione di apparecchiature informatiche alle consegne sostenibili. Oltre 600 i partecipanti alle formazioni, il 10% dei quali appartenente a categorie fragili (come disoccupati, pazienti dei dipartimenti di salute mentale e Neet).

“Il progetto ECCO ha introdotto il concetto di inclusione circolare, un connubio necessario tra le sfide ambientali e sociali, evidenziate ancora di più dalla crisi pandemica. I territori italiani che hanno preso parte al progetto si sono dimostrati capaci di realizzare concretamente percorsi inclusivi e direzionati all’economia circolare“, dichiara Lorenzo Barucca, responsabile economia civile di Legambiente. “Dobbiamo insistere per consentire a questi mondi di co-progettare nuove soluzioni economiche. Il nostro impegno continuerà, al fine di superare ostacoli di linguaggio, gangli normativi e consuetudini economiche che rischiano di impedire la transizione ecologica giusta del nostro paese”.

Le indagini del progetto ECCO

Alla base dei risultati del progetto ECCO due indagini, entrambe rivolte al mondo delle imprese, per osservare quanto – e come – investano in termini di sostenibilità e quanto spazio sarà dedicato ai lavori green nei prossimi anni. La prima, condotta dalla prof.ssa Eleonora Di Maria dell’Università degli Studi di Padova, ha esaminato 64 aziende certificate come “circolari” e analizzato, durante il periodo di pandemia, le strategie di investimento, la gestione delle reti di fornitura dei materiali e la sostenibilità ambientale e sociale. Il 69% di queste imprese proviene dal mondo della manifattura mentre il 31% si occupa di servizi.

Le azioni di economia circolare maggiormente utilizzate dalle imprese green sono legate alla minimizzazione della produzione di rifiuti (79%), e alla riduzione dell’utilizzo delle risorse come acqua, energia e materie prime (67%). Emerge, inoltre, un’attenzione all’inserimento di materie di scarto all’interno del processo produttivo, scarti che provengono sia da altri soggetti (65%), sia seppur in maniera minore, dal ciclo produttivo dell’azienda stessa (48%). Gli aspetti che invece vanno ancora potenziati sono quelli legati al ciclo di vita del prodotto: solo il 30% delle imprese selezionate prevede la possibilità di riparare e riutilizzare i propri prodotti per allungarne la durabilità.

L’economia circolare del progetto ECCO

Sono imprese che vedono nell’economia circolare un modello competitivo, legato soprattutto a un utilizzo efficiente delle risorse e delle materie prime: solo il 15% delle imprese analizzate utilizza materiali non rinnovabili, mentre tutte le altre utilizzano materiali che provengono dal riciclo e dal riuso. Una consapevolezza verso la sostenibilità che è cresciuta considerevolmente negli ultimi due anni, se pensiamo che l’uso di materiali di riciclo è aumentato nel 66% dei casi analizzati e l’utilizzo di materiali di riuso nel 42% dei casi. Il 55% delle imprese dichiara un aumento dell’occupazione, mentre il 42% ha registrato un’occupazione stabile. Oltre il 40% delle imprese ricorre a cooperative sociali come fornitori (in prevalenza nella stessa regione) ed un altro 42% lo sta valutando. Per quanto riguarda invece l’investimento in progetti o iniziative di natura sociale, questa è una direzione ancora limitata (26% delle imprese), ma circa la metà delle imprese sta valutando di investire nel prossimo futuro.

Le imprese green, inoltre, emergono come le più resistenti nel fronteggiare le crisi. Nell’ “I green jobs e l’economia circolare”, messa a punto da Green Factor per il progetto ECCO, sono stati analizzati i dati Symbola-Unioncamere relativi a mille imprese manifatturiere, confermando che le imprese più ecosostenibili sono anche le più resilienti, cioè sono quelle che più delle altre hanno meglio resistito alla flessione causata dalla pandemia.

Sostenibilità nelle imprese

Il 16% delle imprese che ha effettuato investimenti per la sostenibilità, è infatti riuscito ad aumentare il proprio fatturato, una percentuale che nel caso delle imprese non green si è fermata al 9%. Ancora: la quota di imprese manifatturiere il cui fatturato nel 2020 è sceso di oltre il 15% è imputabile per l’8,2% a imprese che hanno investito in sostenibilità green, mentre quasi il doppio (14,5%) si rileva tra le imprese che non hanno portato avanti eco-investimenti. Questa capacità di resilienza impatta anche sotto il profilo dell’occupazione: le imprese eco-investitrici assumono un po’ di più (nel 9% dei casi) delle altre (7%) e hanno risultati migliori in fatto di export (+16% contro il 12% delle altre). Inoltre, secondo le stime condotte da GreenFactor per Legambiente su base Unioncamere, anche se nel 2020 la domanda di lavoro è diminuita di 1,4 milioni di posti lavoro, l’ecosostenibilità, insieme alla digitalizzazione sono tra i principali fattori di cambiamento che stanno trasformando il mercato del lavoro: le competenze green sfiorano una domanda di lavoro dell’82%, le competenze digitali del 93%.

Occupazione nelle imprese

In cifre, secondo i dati previsionali di Unioncamere, nel corso dei prossimi quattro anni (2021-2024) il mercato del lavoro richiederà 1,6 milioni di lavoratori che sappiano sviluppare soluzioni e strategie ecosostenibili, e per quasi un milione di profili l’attitudine al risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale sarà il fattore dirimente ai fini dell’assunzione. In particolare, il 46% dei posti di lavoro a disposizione sarà destinato all’assunzione di figure molto specializzate (circa 744mila professionisti). Maggiori competenze green saranno richieste poi a figure professionali già esistenti: ingegneri civili, ingegneri energetici e meccanici, ma anche i tecnici nella gestione dei cantieri edili e i tecnici della sicurezza sul lavoro.

“In un anno si sono persi circa 1,4 milioni di nuovi posti di lavoro, eppure la percentuale di domanda di competenze green è rimasta altissima e non è arretrata”, conclude Barucca. “L’alta domanda di competenze verdi non arriva solo dalle imprese eco-investitrici ma da tutto il tessuto produttivo. Le professioni circolari, le microimprese che spesso sono composte dai singoli che si ingegnano e mettono a frutto ciò che hanno appreso sono le principali destinatarie di queste riflessioni. I grossi stakeholder, i grandi capitali, i governi, se lo vogliono hanno a disposizione tutti questi dati da tempo. Qualcuno li sta cominciando ad usare, anche se la strada è lunga”.

Conclusione del progetto ECCO

La conclusione del progetto ECCO, infine, ha visto nascere una “Guida alle professioni green”, un vademecum con 27 professioni – più o meno comuni – per le quali sono richieste percentuali sempre maggiori di competenze verdi: dal cuoco al webmaster, dal fabbro al fisioterapista. La guida, realizzata da Angela Maria Di Luise e Marco Gisotti di Green Factor, con le illustrazioni di Barbara Sabatini, sarà uno tra gli elementi che verranno presentati all’evento finale di progetto: 100 voci di economia circolare e civile, una maratona digitale che accenderà i riflettori su tutti i protagonisti del progetto e sui suoi principali output.

L’evento, che si terrà il 15 giugno 2021 dalle 10.00 in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale youtube Economie circolari, sarà scandito da sette sessioni interrotte dalla pausa pranzo: “Pranzo di scarti, l’economia circolare in cucina”, un live cooking con gli scarti alimentari realizzato da Renata Briano, food blogger di Giallo Zafferano, Federica Di Lieto e Azzurra D’Arpa, ex concorrenti dell’ultima edizione di Masterchef Italia e Ilaria Ricotti, PR manager di Too Good To Go.

L’evento si concluderà alle 18.00 con una tavola rotonda moderata da Francesco Loiacono, direttore de La Nuova Ecologia, alla presenza di Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, Ilaria Fontana, Sottosegretaria di Stato al Ministero della Transizione Ecologica e Andrea Orlando, Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali.

Fonte: comunicato stampa

Foto: Legambiente